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«40 anni di malattia e 40 secondi per guarire! Perché a me?» Parla l’ultima miracolata di Lourdes

«40 anni di malattia e 40 secondi per guarire! Perché a me?» Parla l’ultima miracolata di Lourdes

Ero «Irrimediabilmente handicappata condannata a non poter più camminare da sola». L’11 luglio del 2008 la vita di Bernadette Moriau, suora francescana, viene stravolta da un evento prodigioso. Dopo 10 anni di accurate indagini la sua guarigione miracolosa è stata ufficialmente riconosciuta come il 70° miracolo di Lourdes

Nel 150° anno delle apparizioni di Lourdes (la Vergine apparve per diciotto volte a partire dall’11 luglio del 1858 alla pastorella Bernadette Soubirous), suor Bernadette Moriau decise di recarsi in uno dei più importanti santuari mariani del mondo portando su di se quella pesantissima croce che la accompagnava da ben quarant’anni. Viveva infatti un vero e proprio calvario: una terribile sindrome nervosa degenerativa (sindrome della cauda equina) la costringeva a convivere paralizzata su una sedia a rotelle con dolori atroci alleviati solo da dosi quotidiane di morfina e da un elettro stimolatore che – a comando – inviava piccole scariche elettriche sulle gambe.

Nata nel 1939 nel nord della Francia, Bernadette entra nel convento delle Suore Francescane Oblate del Sacro Cuore ai soli 19 anni, la malattia si manifesta con forza già ai 27 anni. Nonostante quattro difficili operazioni alla colonna vertebrale, incapace di camminare a causa di un piede ormai deforme, Bernadette resta invalida e costretta a portare un busto rigido, un tutore e a sedere su una sedia a rotelle. La religiosa accettò questa sua croce, capendo di essere «irrimediabilmente handicappata (…) condannata a non poter più camminare da sola» ma convinta che in quel dolore avrebbe incontrato il Signore: «Avevo accettato la mia malattia, vi avevo trovato una via, il senso della mia vita. Era una via dolorosa, ma mi metteva in comunione con Gesù».

L’idea di viaggiare a Lourdes come pellegrina partì dal suo medico curante, un uomo di fede che da molti anni accompagnava i fedeli della diocesi di Beauvais a Lourdes. Il dott. Fumery incontrava ogni mese la sua paziente per rinnovare la prescrizione della morfina. «E’ da un bel pezzo che non credo più che possa esserci un miracolo per me». Aveva risposto la religiosa. Ma incoraggiata dalla superiora («Vacci finché ci puoi andare») e abbandonandosi alla Provvidenza suor Bernadette decise di partire verso quel luogo dove, centocinquanta anni prima, la Vergine Maria apparve alla sua omonima e patrona, la piccola Bernadette Soubirous.

Quel pomeriggio a Lourdes fu molto intenso. Era il 4 luglio del 2008. Dopo aver vissuto il Sacramento della Riconciliazione, l’Unzione dei Malati, dopo l’immersione nelle piscine e il “passaggio” per la Grotta delle apparizioni, Bernadette sentì fortemente la presenza di Dio mentre il suo vescovo, mons. Jean-Paul James, impartiva sui malati la speciale benedizione col Santissimo Sacramento. «Quel momento è rimasto nella mia memoria per sempre. Il Signore mi ha parlato e mi ha detto: “Vedo la tua sofferenza e quella dei tuoi fratelli e sorelle malati. Dammi tutto”». Bernadette tornò da Lourdes stanca e con molti dolori al punto di dover aumentare le dosi delle medicine ma con una grande pace interiore: «Le mie ossa urlano, la mia anima canta».

Tre giorni dopo, l’11 luglio del 2008 alle 17,45, tornata in camera dopo il suo turno di adorazione eucaristica del pomeriggio, ecco avvenire il grande miracolo: improvvisamente il dolore scomparve; Bernadette si tolse gli apparecchi e vide il suo piede tornare ad avere una forma normale, si alzò in piedi, camminò e pianse dalla gioia. «La storia che vi sto raccontando non è magia, né mito». Tutto è successo in modo semplice ed immediato: «niente di spettacolare»:

«Precisamente alle 17:45 sento in me un grande rilassamento e in tutto il corpo. Un calore parte dal cuore e si spande dappertutto. Mi invade. Non so cosa mi stia succedendo. Continuo a pregare. […] È stata una sensazione di calore che partiva dal cuore e che invadeva tutto il corpo. Poi un senso di profondo benessere, di pace completa…»

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