lunedì , luglio 23 2018
Home / Benessere / Aborto, le ragioni del calo «storico» in Italia
Aborto, le ragioni del calo «storico» in Italia

Aborto, le ragioni del calo «storico» in Italia

Per la prima volta, nel 2016, le interruzioni di gravidanza, fra le donne italiane, sono scese sotto quota 60 mila. È uno dei dati più significativi della Relazione annuale del Ministero della Salute al Parlamento sull’applicazione della Legge 194 del 1978. Gli aborti sono diminuiti esponenzialmente rispetto al 1982, l’anno in cui fu riscontrato il valore più alto: 234.801 in Italia.

Ne abbiamo parlato con Adele Teodoro, ginecologa, fondatrice e presidente dell’associazione Gravidanza Gaia, un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale che si occupa della prevenzione, della cura e della promozione del benessere della donna e del bambino.

Top stories

Il numero totale di aborti eseguiti in Italia è stato di 84.926, in calo del 3.1% rispetto al 2015. A che cosa lo dobbiamo?
«Alla prevenzione delle gravidanze indesiderate, soprattutto. Spiegare bene alle ragazze quali sono e come funzionano i metodi contraccettivi è fondamentale anche per abbassare il tasso di aborti, che non devono essere considerati un metodo anticoncezionale, ma uno stress chirurgico e farmacologico a cui si sottopone la sfera genitale. E, sicuramente, alla diminuzione degli aborti ha contribuito l’uso della pillola del giorno dopo».

Aborto farmacologico: «Perché solo in Italia serve il ricovero?»

Quanto è diffusa?
«I dati Aifa delle vendite dell’Ulipristal acetato (ellaOne), mostrano un incremento significativo nel 2015 rispetto agli anni precedenti (7.796 confezioni nel 2012, 11.915 nel 2013, 16.797 nel 2014 e 145.101 nel 2015), con un aumento anche nel 2016, ma più contenuto (189.589 confezioni). Se preso correttamente, questo farmaco può essere utile nel prevenire la gravidanza indesiderata. Ma io rimango dell’idea che dovrebbe prescriverla un ginecologo».

«L’aborto clandestino in Italia è ancora una realtà»

Perché?
«Perché la paziente deve essere visitata: occorre controllare se effettivamente il farmaco serve, se il rapporto è avvenuto nella fase del ciclo a rischio. Può bastare un’ecografia per vedere se l’ovulazione c’è stata. Inoltre, poiché si tratta di un farmaco a base di ormoni, devono essere valutati i fattori di rischio. Ma sono convinta che questo farmaco debba essere gratuito, accessibile anche alle minorenni e fruibile da tutti sotto controllo medico. Quando si ricorre alla pillola del giorno dopo è anche necessaria una conversazione sulla contraccezione, per fare in modo che non si ripeta la gravidanza indesiderata e per fare informazione anche sulle malattie sessualmente trasmesse».

Quando bisogna cominciare a parlarne con le ragazze?
«Abbassare sempre di più l’età della prima visita ginecologica consente di avere un rapporto più consapevole con la propria sessualità: lo dovrebbero suggerire anche medici di base e pediatri, che si occupano dei ragazzi nella fase delle prime esperienze sessuali di scoperta. Anche per aiutarli a tutelarsi dalle malattie sessualmente trasmesse, magari asintomatiche ma comunque dannose. A volte le infezioni cominciano a danneggiare le tube, chiudendole, ma le ragazze lo scoprono solo quando decidono di procreare, e può diventare tardi. L’Aogoi è una delle società ostetrico ginecologiche che si stanno occupando di fare prevenzione, preparando informazione online per gli adolescenti».

La Relazione segnala che resta alta l’obiezione di coscienza tra i ginecologi (70,9%) aumentata dello 0,4% rispetto al 2015. Lei è obiettore?
«No, anche perché mi occupo anche di diagnosi prenatale, e so che è veramente terribile per una donna affrontare l’interruzione di gravidanza per malformazione fetale, e non mi sento assolutamente di condannare chi deve ricorrervi. Inoltre, nonostante sia cattolica e praticante, anche per quanto riguarda l’interruzione volontaria non mi arrogo il diritto di scegliere per la paziente: io non giudico, curo. Come si fa a voltare le spalle alle donne che hanno bisogno di assistenza? Per legge una donna ha il diritto di abortire: perché devo ostacolare l’esercizio dei suoi diritti?».

È diminuito anche il numero dei consultori.
«Ed è un peccato, perché tutto quello che è pubblico è prezioso. I consultori sono accessibili a tutti e sono il luogo dove anche le giovanissime possono trovare informazioni e aiuto».

I tassi di aborto fra le straniere sono più elevati rispetto a quelli delle italiane di 2-3 volte. Perché?
«Perché non fanno prevenzione, non hanno ginecologi di riferimento, e magari non sono inserite nel contesto sociale. Si potrebbe ovviare chiedendo anche al medico di base di parlarne, facendo più informazione online, ma anche nelle chiese, e incentivare i controlli annuali».

Articolo Scelto per Te

Lucca Comics & Games: le novità dell'edizione 2018 - BadTaste.it

Lucca Comics & Games: le novità dell’edizione 2018 – BadTaste.it

Riceviamo e pubblichiamo il Comunicato Stampa relativo a tutte le novità in programma per la …