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Al lavoro con il cuore, una guida pratica per vivere bene al lavoro

Al lavoro con il cuore, una guida pratica per vivere bene al lavoro

Vivere per lavorare o lavorare per vivere? cantava Lo Stato sociale allo scorso Festival di Sanremo.  In effetti dovremmo fermarci a riflettere sul senso del nostro lavoro, e chiederci se lo facciamo solo per pagare l’affitto e le bollette, o ha un’influenza anche sul grado di felicità e soddisfazione nella nostra vita in generale.

Il libro Al lavoro con il cuore di Leah Weiss è una guida pratica per vivere bene al lavoro, basata sul popolarissimo corso tenuto dall’autrice presso la Stanford Graduate School of Business, dal titolo Leading with Mindfulness and Compassion (Essere leader con consapevolezza e compassione). La dottoressa Weiss offre una serie di strategie concrete per applicare la ‘mindfulness’, ovvero la consapevolezza, al mondo reale, e quindi anche sul posto di lavoro.

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L’ambiente di lavoro è quello in cui ci sentiamo più spesso delusi, scoraggiati e ansiosi. Per capovolgere questa situazione è necessario applicare la consapevolezza alla nostra esperienza lavorativa: basta prestare più attenzione alle emozioni, mettere a fuoco le intenzioni e immergersi in micro momenti capaci di cambiare la nostra prospettiva.

Perché, come spiega la Weiss per raggiungere un buon successo sul lavoro, non è una buona idea separare la vita lavorativa dalla vita “reale”.

Grazie alla mindfulness, consideriamo le sfide come opportunità e gli avversari come insegnanti. Ci alleniamo a vedere il meglio negli altri e in noi stessi, non in modo ingenuo ma intenzionale e strategico. Assumendo questa prospettiva ci liberiamo da quella che definisco mentalità della mancanza, ovvero quella sensazione costante e assillante di non avere abbastanza tempo o risorse, di non essere all’altezza di vivere la nostra vita.

Come allenare la consapevolezza
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La mindfulness è l’uso intenzionale dell’attenzione e per allenarla esistono tre particolari metodi: il primo è quello della incarnazione, ovvero la consapevolezza applicata al corpo. “Causiamo a noi stessi tantissima sofferenza superflua quando la nostra mente si perde e il nostro corpo è il mezzo più rapido e sicuro per tornare a concentrarci sul presente“ spiega l’autrice. Quando ignoriamo il nostro corpo, tagliamo fuori un sacco di informazioni preziose. Per connetterci ad esso, la Weiss suggerisce di fermarsi e di respirare profondamente. Concentrarsi sul respiro è una sorta di meditazione in miniatura e, secondo alcune ricerche, generano un sollievo fisiologico.

Se sentite montare l’agitazione e prendete un respiro profondo, fatelo con consapevolezza, prestando attenzione alle sensazioni fisiche legate a esso.

Il secondo tipo di allenamento è la metacognizione, che consiste nel sapere cosa stiamo provando mentre lo stiamo provando. Un momento di metaconsapevolezza offre la possibilità di pensare, provare sensazioni e agire in linea con le nostre migliori intenzioni, allontanandoci dalle reazioni istintive. Il terzo metodo è quello della focalizzazione, la capacità di dirigere l’attenzione dove vogliamo, concentrandoci sulle priorità giuste, per raggiungere un risultato ottimale.

Lavorare con un proposito
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Il proposito è un’intenzione che noi stessi creiamo, capace di infondere motivazione ed energia. Il proposito dà un contesto alle nostre vite, ci fornisce una prospettiva e ci permette di creare un legame con il mondo che ci circonda.

Anche noi possiamo attribuire un significato al nostro lavoro, per quanto possa non piacerci, e possiamo farlo subito. Non dobbiamo aspettare che il lavoro diventi significativo, attendere una promozione o un cambiamento di carriera. Non dobbiamo disperarci per il timore che non accada mai, e possiamo al contrario mettere il cuore in ciò che facciamo ora, nel presente.

Il proposito ci aiuta a superare degli ostacoli, ci offre la motivazione e la forza di volontà necessarie a raggiungere i nostri obiettivi.

Le emozioni sono un’opportunità per migliorare
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Molte persone preferiscono reprimere le loro emozioni sul lavoro: la delusione per un lavoro non andato in porto, la rabbia per essere continuamente interrotti durante una riunione. Le emozioni sono un prezioso feedback sul mondo, il nostro sistema di risposta emotiva (fondato sulla biologia) raccoglie informazioni sull’ambiente che ci circonda, anche in quello lavorativo.

Queste informazioni sono necessarie per valutare i nostri bisogni e chiarire quali sono i nostri obiettivi. Uscire dalla comfort zone e dare ascolto alle emozioni, diventa dunque basilare per percorrere la strada del nostro proposito. Anche la sofferenza può diventare una opportunità, possiamo così prendere decisioni più dettagliate e informate su come è meglio agire in certe situazioni.

In ufficio con compassione
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Praticare la compassione sul lavoro ha diversi vantaggi positivi: riconoscere la sofferenza degli altri ed intervenire in loro favore aiuta il lavoratore a fornire servizi migliori, a cooperare, collaborare, a essere più sinceri ed evitare i l burnout. La compassione crea inoltre dei legami tra le persone, legami che nell’ambiente di lavoro possono avere un grande potere. Praticare la compassione stimola la capacità di assumere una diversa prospettiva e dunque migliorare il problem solving e le abilità sociali.

Importante è rivolgere la compassione anche verso se stessi, cercando di evitare il più possibile fattori negativi quali lo stress, la depressione e l’ansia. L’autocompassione – a differenza dell’autocritica che genera sensi di colpa che influenzano negativamente il rendimento – ci rende flessibili, capaci di accettare meglio i feedback negativi e i cambiamenti, a crescere e ad avere più successo.

Imparare dal fallimento
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Tutti, o quasi, cerchiamo di essere dei perfezionisti sul lavoro, convinti di dover sapere tutto e di dover raggiungere l’obiettivo al primo colpo e senza errori. Questa prospettiva perfezionista richiede grande impegno, performance altissime e, di contro, paura dei risultati negativi. Abbandonare l’idea del perfezionismo a tutti i costi conduce a una maggiore sintonia con la realtà della propria vita e una minore sofferenza sul lavoro.

Il fallimento è parte del processo di apprendimento, offre alle persone l’opportunità di imparare. Essere capaci di annullare la paura dell’insuccesso e imparare ad accettare il fallimento riconoscendo la nostra imperfezione, porterà nuova linfa alla nostra esperienza lavorativa.

Il modo in cui lavoriamo ha un peso notevole sulla nostra vita. Tutti noi abbiamo la responsabilità del nostro stato di salute fisica e mentale sul lavoro, spetta a noi cambiare prospettiva, fissare un proposito e impegnarsi per raggiungerlo. Il lavoro è un mondo dove è possibile esigere rispetto e compassione, dove poter confrontarsi e crescere senza paura. Il lavoro è parte di noi, imparare ad amarlo ci renderà più felici. 

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