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App sulla salute: funzionano davvero?

App sulla salute: funzionano davvero?

Siamo immersi in un oceano di app per la salute. Quante? Secondo l’ultimo rapporto mHealth Economics di Research2Guidance, sono 325mila in tutto il mondo.

Dall’anno scorso sono state aggiunte 78mila nuove app per la salute nei principali «store» (i «negozi» virtuali online che consentono di scaricare app). Ma che cosa ce ne facciamo di questa massa enorme di applicazioni? Com’è possibile orientarsi? E come la mettiamo con la sicurezza dei dati?

Prima distinzione: app sanitarie e app non sanitarie

«Una prima distinzione da tenere presente è quella tra app sanitarie e non sanitarie – spiega l’ingegner Francesco Vellucci, del Comitato consulenza sulla sicurezza della Società Italiana di Telemedicina e Sanità Elettronica (Digital SIT) -, se la app abbia cioè un impatto reale ed effettivo sulla salute di chi la usa oppure no.

Nel primo caso, si tratta di dispositivi medici veri e propri che devono essere sottoposti alla procedura di certificazione richiesta per il marchio CE. Nel secondo, e parliamo di app “leggere” come quelle per fitness o wellness ad esempio, ovvero la grande maggioranza di quelle in commercio, la certificazione non è necessaria».

La presenza del marchio CE non è però sufficiente a considerare un’app sicura dal punto di vista informatico. «Un’app sanitaria può anche essere certificata e dunque dare garanzie sulla propria sicurezza — aggiunge Vellucci —.

Una volta scaricata su un dispositivo, però, potrebbe rischiare di diventare vulnerabile a un eventuale attacco informatico che “buchi” le difese del dispositivo stesso».

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