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'Beat', nel misterioso club dove la techno è vita: "In un'epoca in cui ci ...

‘Beat’, nel misterioso club dove la techno è vita: "In un’epoca in cui ci …

Un punto sullo stato di salute della musica techno con una nuova serie Amazon, Beat, e il racconto di chi ha fondato un’associazione a Bologna, Timeshift, che organizza serate in Italia e all’estero: “Ci siamo messi insieme perché volevamo poter ascoltare la nostra musica, portare in Italia i nostri dj preferiti”, dice Roberta, a 26 anni la più grande tra i quattro soci, Bruno, Andrea e Massimiliano gli altri tre. “Cinque anni fa, quando è nato Timeshift, nessun locale organizzava serate di musica techno perché era considerato un rischio. Oggi non c’è un artista che non abbia un agente. Oggi la musica techno sta benissimo”.

in riproduzione….

Dal 9 novembre è disponibile su Amazon Prime la serie Beat, una produzione originale tedesca. ‘Beat’ è il soprannome del protagonista della storia, che si chiama in realtà Robert Schlag, ha 28 anni e vive a Berlino. Ufficialmente lavora come promoter in uno dei club più famosi della città, tempio della musica techno, il Sonar (che si ispira molto al Berghain). Beat è un party animal che approfitta di quel lavoro per fare serate al limite dello sfinimento fisico (con tantissima droga e tantissimo sesso). Per dirla con le sue parole, la vita è “un viaggio oltre i limiti su un fascio di luce”: la luce è quella proiettata dai riflettori, i viaggi sono quelli che fa il suo cervello ogni volta che assume una qualche droga. Una notte, però, il ragazzo vede qualcosa che nemmeno la più malata delle allucinazioni gli proietterebbe davanti agli occhi, una scena degna del più raccapricciante quadro di Francis Bacon: due corpi di bambini squarciati legati al soffitto del dancefloor. Si scopre così che nel club avviene una buona parte dei traffici di organi umani di tutta Berlino e Beat, che conosce e ha contatti con tutti, verrà scelto dai servizi segreti europei, la European Security Intelligence, per collaborare sotto copertura e individuare i trafficanti.

Al di là della strada che prende il racconto, il tema principale di Beat, la serie, è la musica, la techno, appunto, e da quel punto di vista sia la scelta dei brani che il modo in cui sono rappresentate le scene all’interno del club fa fare un respiro di sollievo allo spettatore che si era quasi rassegnato all’immagine stereotipata e spesso imbarazzante che piccolo e grande schermo stanno dando dei locali notturni (Il cigno nero, Suicide Squad o, forse la peggiore di tutte, la scena girata in un club che apre Blade).

Al Berghain, che è il locale di Berlino aperto nel 1998 a cui in tutto e per tutto si ispira quello di Beat, accade “l’opposto di quello che si può immaginare succeda a una festa techno in qualunque parte d’Europa”, racconta Roberta. “Dentro ci sono persone educatissime, ti chiedono se possono sedersi accanto a te prima di farlo, le sale sono piene di divani e zone chill, c’è una gelateria che fa smoothie e gelati con la frutta fresca. Chi vuole può ballare lì dentro per tre giorni consecutivi senza mai assumere una droga. Naturalmente trovi anche quelli che fanno sesso, si organizzano serate open bar di birra perché poi tutti urinino pubblicamente, spesso uno addosso all’altro, ma sono specifiche serate alle quali si sceglie di andare”, mi dice Roberta mostrandomi due o tre flyer, vere e proprie opere d’arte (le immagini sono solo erotiche) in miniatura, in cui sono elencati tutti i nomi delle serate che permettono di distinguerne chiaramente la tipologia. “Poi però trovi anche gente pagata per controllare con delle lucine le pupille delle persone stese sui divani. La mattina al bar ti offrono gratuitamente effervescenti di magnesio e potassio o farmaci da banco se hai mal di testa”.

Lei al Berghain è riuscita ad entrare più volte, ma che sia un’impresa farlo non è una leggenda, come non lo è quella che chi poi riesce ad entrare non può scattare foto all’interno. Per precauzione chi fa selezione all’ingresso copre la telecamera degli smatphone di chiunque entri. “Non ho mai capito i criteri con cui Sven, lo storico buttafuori del Berghain – che è in realtà un fotografo piuttosto famoso, ha esposto a Milano poco tempo fa – dica, ‘tu sì, tu no’. Sicuramente, quella della selezione sugli abiti è una stupidaggine: puoi essere vestito solo di piume e riesci ad entrare, magari se sei vestito completamente di nero no. Naturalmente non devi metterti in fila già ubriaco, penserebbero che rovineresti la serata agli altri o passeresti la tua buttato su un divano e al Berghain, fondamentalmente, vogliono che chiunque entri stia bene, facendo ciò che vuole”.

A Bologna, c’è lo stesso sentimento di tolleranza ed è per questo che Timeshift ha trovato terreno fertile e quando non è in trasferta nella stessa Berlino, a Barcellona o Roma e Milano, organizza serate nel locale che ormai da tempo ospita l’associazione, il Kindergarten, almeno due volte al mese. Per il prossimo appuntamento, ad esempio, il 24 novembre, l’ospite sarà Lory D, storia della musica techno italiana che ha pubblicato per l’etichetta di Aphex Twin e che la settimana prima di arrivare a Bologna suonerà proprio al Berghain. “A Bologna c’è una cultura della musica techno – continua Roberta – Aphex Twin è stato la settimana scorsa a Club to Club a Torino, ma la sua prima volta in Italia è stata proprio al Link di Bologna nel 2002”.

Fortunatamente per la techno però non ci sono solo Bologna e Berlino. “Guarda cosa è successo quest’anno, a maggio, a Tbilisi: forze di polizia speciali, armate, hanno fatto irruzione nel club di musica techno più importante della città, il Bassiani. Qualche sera prima, alcuni ragazzi erano morti per aver assunto delle droghe e secondo qualche testimonianza, i ragazzi avevano trascorso la serata al Bassiani. Naturalmente all’irruzione ha fatto seguito la minaccia di chiusura del locale, così, il giorno successivo, in migliaia, tra cui artisti e dj famosi, si sono ritrovati di fronte al parlamento per manifestare contro la chiusura con amplificatori enormi. E ce l’hanno fatta, il Bassiani non ha chiuso”.

Oggi i locali di Timeshift sono già pieni all’una “ed è una cosa bellissima se pensi che questa è la generazione Netflix, dei ragazzi che preferiscono stare in casa a guardare la tv. Oggi, per prenotare un dj bisogna per forza passare da un agente e sui contratti le richieste vanno dal trasporto alle bottiglie di champagne. Ecco, questo è strano: se pensi che la musica techno a Berlino è nata quando c’era il muro per il semplice bisogno delle persone di socializzare…”.

 

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