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Berlino zen

Berlino zen

Da Oriente a Occidente, dalla tradizione giapponese agli studi tra Spagna, Svizzera e Germania. Leiko Ikemura è una cittadina del mondo e le sue opere, i quadri e le sculture, mostrano le influenze del Paese d’origine come delle patrie successive. Nata nel 1951 sull’isola di Honshu, dopo Osaka, Siviglia, Zurigo, Colonia e Bonn oggi fa base a Berlino, in una casa-atelier progettata dal marito, l’architetto svizzero Philipp von Matt. Ovunque, nello spazio che abitano da qualche mese, si legge il continuo dialogo tra arte e architettura, una costante della loro vita sentimentale e professionale. Del resto, anche per Philipp l’arte è una delle principali attività: tra gli ultimi lavori, lo studio dell’artista Bernard Frize e la sede della galleria Cfa Berlin, vetrina di autori d’avanguardia come Juergen Teller e Georg Baselitz. Ma soprattutto Philipp ha realizzato allestimenti museali e progetti speciali insieme alla moglie, come per le mostre di Leiko al National Museum of Modern Art di Tokyo e nella galleria di Karsten Greve a Parigi.

Il nuovo indirizzo non è soltanto il luogo di vita della coppia e il centro della creatività di entrambi, ma è anche la sintesi di passioni, viaggi, necessità di oggi ed esperienze sedimentate nel tempo. Lo dimostrano i materiali scelti, i colori, gli arredi, i volumi. «Le ispirazioni sono molte», conferma Philipp, «da Andrea Palladio per la grande scala ellittica in cemento a Carlo Scarpa per la porta dello studio di Leiko, mentre le finestre sono un tributo alle case da tè giapponesi del XVI secolo e il giardino di ghiaia è influenzato dal tempio Ryoan-Ji di Kyoto. In generale, punto alla naturalezza come fa lo scultore, che esplora le attitudini del materiale». Ciò che colpisce è il tono sommesso del progetto, che non prevarica l’arte. Ma la stessa semplicità degli ambienti si ritrova in quadri e sculture: «Luce e tranquillità sono tutto ciò di cui ho bisogno, insieme a corrette proporzioni dello spazio», spiega Leiko, che lavora in uno studio coi soffitti alti cinque metri. «Credo che la semplicità sia espressione di rispetto per noi e per ciò che ci sta intorno, non ultimo, il pianeta».

La sfida per Philipp von Matt è stata mettere in relazione le esigenze d’artista, il quotidiano, la presenza delle opere e dell’architettura, evitando ogni conflitto. «Volumi e materiali dovrebbero parlare da soli e a bassa voce», ci dice: «Tutti gli spazi sono stati pensati in modo che l’arte poggi su pareti sobrie, in un’atmosfera modesta e dai colori naturali: cemento per scala e pavimenti, intonaci neutri, legno grezzo per le finestre». Un carattere che attinge dal wabi-sabi, l’estetica orientale dell’imperfetto, bilanciato dalla presenza di pezzi di design, vintage o custom made: «Durante un viaggio in Giappone, da una famiglia di carpentieri abbiamo scoperto un deposito di antiche assi. Il nostro tavolo da pranzo è nato lì, con il legno di un olmo vecchio di trecento anni. Attorno, sedie Bauhaus di Thonet disegnate da Mart Stam e cuscini di kilim presi ad Antalya». La casa atelier di Leiko e Philipp è «la realizzazione di un sogno comune», confermano. «Mi sono fidata totalmente», aggiunge Leiko: «Siamo una coppia da vent’anni, abbiamo viaggiato sempre insieme e lui sa ciò di cui ho bisogno». Anche se, precisa Philipp, «molti dei nostri amici temevano che ci saremmo separati durante i lavori. Invece dopo aver concluso il nostro progetto ci siamo sposati».

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