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Fabrizio Quattrocchi: un italiano da non...

Fabrizio Quattrocchi: un italiano da non…

Di lui, italiano, ne ha parlato tutto il mondo perché certi gesti, certe situazioni, sono talmente insolite da lasciare spiazzati, senza parole, e anche ammirati. Una scena da film potremmo definirla quella della morte di Fabrizio Quattrocchi, solo che di un film c’è poco nella voce tranquilla e pacata di lui un attimo prima che gli sparino a bruciapelo, quando già sa bene quale è il suo ineluttabile destino. Non c’è trionfalismo, né la prosopopea dell’eroe in quella voce, e per questo per noi e per tutti, quella è la massima espressione del coraggio.
Il grande coraggio di un uomo comune.
Fabrizio Quattrocchi nasce a Catania, il 9 maggio del 1968, anno bisesto, destinato a segnare un’epoca intera. Per motivi di lavoro, ben presto la famiglia di Fabrizio si trasferisce a Genova dove apre una panetteria a carattere familiare in via San Martino, nei pressi dell’ospedale. Una famiglia tranquilla i Quattrocchi, papà, mamma due figli maschi e una femmina e la vita scorrerebbe a lungo serena se il padre di Fabrizio non venisse a mancare prematuramente. Il forno, unico sostentamento dei Quattrocchi, viene venduto, e i tre ragazzi devono trovarsi una strada per il futuro. Fabrizio, dotato di innegabile prestanza fisica, è da sempre appassionato di arti marziali, soprattutto di Taekwondo, è pensa di mettere a frutto di una carriera passione e conoscenza. Comincia a frequentare corsi per guardia del corpo, o per buttafuori nei locali della movida. Per un periodo si arruola anche nell’Esercito Italiano, dove affina certe conoscenze e impara quanto le permettono di imparare; poi si dimette dopo aver raggiunto il grado di caporl maggiore. Vuole migliorare la sua condizione, Fabrizio, crearsi una carriera e quel benessere necessario a mettere su famiglia.
Per un periodo Fabrizio segue corsi di addestramento e lavora per Ibsa, società di sicurezza e investigazioni della quale erano titolari Roberto Gobbi e Spartaco Bertoletti, che fu rappresentante in Italia di un’analoga società internazionale, di nome IBSSA (simile a quello della società genovese), con sede a Budapest e centro operativo in Israele.
Grazie alla sua preparazione, alla fine Quattrocchi viene contattato da una compagnia del Nevada che recluta guardie del corpo da istruire per la protezione in teatri di guerra di manager, magistrati, o anche strutture d’interesse strategico, quali gli oleodotti.
Comincia così, con Paolo Simeone, il lavoro di Fabrizio . Non sono mercenari, non combattono a fianco degli americani. Il loro lavoro è quello delle guardie del corpo soprattutto dei ricchi imprenditori che già lavorano per la ricostruzione di Bagdad.
Quattrocchi viene preso in ostaggio a Bagdad il 13 aprile 2004, insieme ai colleghi Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Salvatore Stefio, da miliziani del gruppo “Falangi Verdi di Maometto”, di cui non si è mai saputo di più. Cominciano le solite trattative, coi rapitori che presentano richieste inaccettabili, del tipo “ritiro delle truppe dall’Iraq”, e le scuse di alcune frase che avrebbero offeso l’Islam.
L’ultimatum viene rifiutato, e i rapitori scelgono di uccidere uno degli ostaggi. Tocca a Maurizio Quattrocchi, e l’esecuzione viene ripresa con un video shock. Nelle immagini, si può ascoltare la voce di Fabrizio. Prima chiede se può togliersi il cappuccio. Poi aggiunge: “Vi faccio vedere come muore un italiano”…
Su richiesta della destra italiana, a Fabrizio Quattrocchi verrà concessa la massima onorificenza dello Stato: la medaglia d’oro al valor civile con la seguente motivazione: “Vittima di un brutale atto terroristico rivolto contro l’Italia, con eccezionale coraggio ed esemplare amor di Patria, affrontava la barbara esecuzione, tenendo alto il prestigio e l’onore del suo Paese.” — Iraq, 14 aprile 2004
Per non dimenticare mai.

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