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Fausta: l'Africa e i Golfini Rossi. La nostra collega saluta i lettori

Fausta: l’Africa e i Golfini Rossi. La nostra collega saluta i lettori

Dopo tanti reportage e servizi sul campo, un percorso professionale durato più di trent’anni, la nostra Fausta Filbier saluta i lettori di Dove. Ma il suo viaggio, non finisce qui. E ci racconta la sua grande passione, l’Africa, e il suo nuovo impegno con la onlus Golfini Rossi

“Scrivi un saluto ai lettori di Dove?”: a chiedermelo, il direttore Simona Tedesco. Facile e difficile al tempo stesso. Perché significa scrivere non solo della fine di un percorso professionale durato più di trent’anni, ma anche spiegare come questo viaggio, in realtà, non finisca mai.

Il mio primo grande amore da reporter è stata l’Africa. Le dune del Sahara e le genti del Golfo di Guinea. Un incontro fatale, che mi ha segnato come persona e come giornalista. Il Continente Nero è stato l’inizio. Da allora, erano gli Anni Ottanta, i miei reportage mi hanno portato in tutto il mondo. E sono stati pubblicati su riviste come Atlante, Gulliver, Sette, I Viaggi del Sole, Dove. Giornali che hanno cambiato non solo il modo di raccontare, ma anche il senso, la filosofia del viaggio. Proprio a Dove, negli anni più recenti, ho avuto il privilegio di confrontarmi con grandi professionisti e di approfondire ancora di più questa ricerca, che mi ha condotto in tanti Paesi. Gli ultimi articoli? Okinawa in Giappone, la Colombia, il Nepal, la Puna Argentina, che è in edicola sul numero di maggio.

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Poi, la pensione, la fine del lavoro. E allora, come un fiume che alla fine della piena riconquista il suo corso naturale, io ho ritrovato il mio: l’Africa. Arriva l’incontro con Tiziana Bernardi, ex Direttore Centrale Unicredit, che mi parla di Golfini Rossi Onlus. Un’avventura africana la sua, iniziata nel 2014, fatta di un grande cuore e di un grande impegno per aiutare il Monastero Benedettino di Mvimwa. Una storia di solidarietà e di amore che mi coinvolge subito.

 

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Siamo nella Regione di Rukwa, la più povera della Tanzania, nello sconfinato paesaggio di una delle propaggini della Rift Valley, a 1.600 metri di altitudine. In una zona dove non c’è elettricità , l’acqua viene raccolta da pozze spontanee, l’agricoltura è minima, le abitazioni sono rudimentali, il Monastero è il fulcro di aggregazione per le decine di piccoli villaggi del circondario, dove vivono 20.000 persone. Gli oltre 80 missionari gestiscono una scuola primaria, una secondaria, un collegio per insegnanti e scuole professionali per elettricisti, carpentieri e meccanici, in tutto circa 2.000 studenti. E coordinano il lavoro del dispensario dove lavorano due infermiere, un medico laico e un medico monaco: ci nascono bambini, vengono effettuati i test per la malaria e HIV, distribuiti farmaci e vaccini, medicate ferite. Un impegno immane, quello del Monastero, che combatte ogni giorno contro la povertà.

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Golfini Rossi, dal nome delle divise dei bambini di alcune scuole africane, in questi anni ha lavorato per aiutare i monaci nel loro infinito lavoro, impegnandosi soprattutto nello sviluppo dei processi educativi e formativi su temi fondamentali quali igiene, salute, sicurezza alimentare, tecniche di bioedilizia. ​Sviluppando anche forme di collaborazione con aziende profit e no profit, per l’avvio di micro-imprese, d’intesa con le Università partners e le Authority locali. L’obiettivo? Fare del Monastero il motore di trasformazione sociale ed economico del territorio. Tante le cose realizzate (le trovate sul sito: golfinirossionlus.com/copia-di-cosa-facciamo-1), ancora moltissimi i progetti futuri. Che vanno pensati, sostenuti, realizzati. Un lavoro enorme. Al quale tutti possono dare un contributo.

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Così sono tornata alla mia Africa, così amata e così speciale, per dare corpo e voce alle storie di questi monaci, degli studenti, dei bambini, delle donne. E di tutte le persone che li stanno aiutando. “Il monastero di Mvimwa è un luogo vivo e rappresenta un concetto di vita” racconta Tiziana. “Nei dieci villaggi immensamente poveri, dove la vita e la morte si intrecciano senza scalpore e senza rumore, io sono con loro, sempre, e lotto per il bene comune, per dare un senso all’esistenza cristiana. Questo mi fa sentire utile e felice.”

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