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La battaglia per la salute | Non basta la salute

La battaglia per la salute | Non basta la salute

C’è un paragrafo nel libro di Walter Ricciardi La battaglia per la Salute (Laterza) che si intitola: «Perché siamo messi così?». Si potrebbe dire che è il centro su cui si innestano radialmente tutte le pagine. Quali sono le ragioni per cui quella per la salute è diventata, e sarà probabilmente sempre di più, una vera battaglia? Come mai un Sistema Sanitario che può essere considerato un vanto per la nostra nazione e che ha portato benefici enormi alla popolazione, sta attraversano una crisi che pare irreversibile ed estremamente rischiosa?

Ricciardi declina, numeri e fatti alla mano, le diverse responsabilità, fra le quali non vengono omesse nemmeno quelle dei singoli cittadini. E propone le ricette da seguire per salvare il nostro «Ssn» e, con esso, il nostro benessere. Peraltro senza celare il suo pessimismo. Il testo di Ricciardi potrebbe essere considerato di «storia della medicina», dal momento che la disamina parte proprio da come e quanto i progressi sanitari hanno cambiato la nostra vita, ma è anche una sorta di trattato di economia, visto che ogni asserzione è corroborata da una solida base di dati, infine potrebbe essere classificato alla voce «saggio socio-politico», perché affonda (è il caso di dirlo) il coltello nelle storture e nelle contraddizioni che minano alle fondamenta la sostenibilità e l’efficienza del Sistema Sanitario, a cominciare (ma non a finire) dalla «lottizzazione» delle nomine dei dirigenti chiamato a gestirlo e a farlo funzionare. Un’analisi dettagliata che non risparmia neanche la responsabilità di tutti noi nella gestione del nostro patrimonio di salute, che è anche un patrimonio economico, individuale e collettivo.

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Pagine molto solide, che arrivano solo pochi mesi dopo altre, altrettanto significative, di un altro dei protagonisti della medicina italiana, Giuseppe Remuzzi, che nel suo La salute non è in vendita, sempre per i tipi di Laterza, invoca un recupero della vocazione pubblica dell’Ssn, che, sull’esempio di quello britannico, vuole assicurare l’assistenza a tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro possibilità economiche.

Nonostante i suoi difetti, è convinto Remuzzi, il nostro sistema sanitario è un bene da difendere a tutti i costi. Anche lui, come Ricciardi, affronta i principali problemi che possono affossarlo e fa proposte concrete per risolverli. A partire, per esempio, dalla chiusura dei piccoli ospedali, per passare al ripensamento del criterio retributivo delle prestazioni sulla base dei cosiddetti Drg (Diagnosis Related Groups), che dovrebbero assicurare un equo compenso per le singole prestazioni fornite dagli ospedali da parte delle Regioni e che invece si è non di rado trasformato in un boomerang per i conti pubblici. Fulcro dell’analisi di Remuzzi è, in particolare, una critica molto energica verso chi vorrebbe spostare, più o meno progressivamente, il nostro modello universalistico verso altri fondati su forme assicurative individuali. Le quali, peraltro, non farebbero risparmiare affatto lo Stato. Non mancano, anche qui, accenni pungenti all’attuale organizzazione dell’assistenza, a partire da quella «di base», territoriale, e del suo rapporto con gli ospedali. Così come vengono stigmatizzate come assurde le situazioni che impediscono a giovani medici preparati e motivati l’ingresso a pieno e riconosciuto titolo nelle strutture pubbliche. Un ricambio sempre più necessario.

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