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La grande truffa dei farmaci usati per il potenziamento cerebrale

La grande truffa dei farmaci usati per il potenziamento cerebrale

“L’uomo non aspetterà milioni di anni in attesa che l’evoluzione ci fornisca un cervello migliore”. La frase, attribuita allo scienziato rumeno Corneliu Giurgea, è diventata il motto dell’industria – legale e non – che ruota attorno al potenziamento cerebrale e al miglioramento della concentrazione e della memoria. Un’industria che da anni attraversa un innegabile boom.

Quale sia il giro d’affari è difficile da stimare, visto che la maggior parte delle medicine usate nella speranza di migliorare le nostre prestazioni cerebrali nasce con altri scopi; ma la continua crescita nel loro utilizzo è ben documentata. Il più noto è sicuramente il Ritalin, farmaco nato per curare il disturbo dell’attenzione dei ragazzi in età scolare, ma che – stando a quanto riportava la rivista specializzata Neuropharmacology nel 2013 – viene utilizzato da una percentuale compresa tra il 5 il 15% degli studenti universitari statunitensi per migliorare le proprie performance. Una percentuale che, nel corso degli anni, è con tutta probabilità ulteriormente cresciuta.

A proposito del Ritalin, lo studioso Yuval Noah Harari ha scritto nel suo bestseller Homo Deus: “Lo scopo originario era quello di trattare il disordine dell’attenzione. Ma oggi ragazzi completamente in salute prendono questi farmaci per stare al passo con le crescenti aspettative di genitori e insegnanti”.

Usare l’Adderall per restare concentrati e a lavorare a velocità massima per tutta la notte

Lo stesso discorso vale per l’Adderall, altro farmaco nato per il disturbo dell’attenzione ma utilizzato a scopi ben diversi. Nel documentario di Netflix Hai preso le pillole?, un broker della finanza ammette di farne uso per lavorare più a lungo (e per tenere il passo con i colleghi, buona parte dei quali utilizza lo stesso espediente), mentre un programmatore racconta di usare questo farmaco per restare concentrato e a lavorare a velocità massima per tutta la notte, portando così a termine le impossibili consegne richieste.

Non sono gli unici casi: il Provigil e il Nuvigil sono farmaci stimolanti nati per combattere la narcolessia, ma che vengono sempre più usati per aumentare la concentrazione e la produttività. “Nel 2011, poco più di 650mila persone negli Stati Uniti avevano la ricetta necessaria per il modafinil (il principio attivo del Provigil, ndr). Nel 2012, questo numero era cresciuto fino a 1,9 milioni”, scrive Vox.

Numeri che raccontano solo una parte della storia, considerando come questi farmaci siano protagonisti di un fiorente mercato nero e facilmente reperibili nei negozi online che – nonostante i crescenti controlli – vendono liberamente medicinali generici formulati con lo stesso principio attivo (prodotti da aziende per lo più indiane e a volte prive dei permessi).

Assumere farmaci studiati per curare disturbi e malattie (e sulla cui efficacia nel potenziamento cerebrale ci sono ancora dubbi) non è però una soluzione gradita a tutti: perché rischiare effetti collaterali anche gravi quando ci si può affidare a miracolosi integratori ricchi di proprietà che garantiscono gli stessi benefici? Omega 3, vitamina B12, PQQ (antiossidante presente nei kiwi), Celastrus paniculatus (la “pianta dell’intelletto” ayurvedica), teina, caffeina e chi più ne ha più ne metta.

Tutto naturale, anzi: biologico. E ovviamente in grado di potenziare significativamente le nostre capacità cerebrali. Oppure no? Nonostante l’enorme successo di questa industria (che cresce ogni anno dell’8% e raggiungerà i 10,7 miliardi di giro d’affari entro il 2025), le evidenze che qualcuno delle miriadi di integratori compia davvero i miracoli promessi sono come minimo scarse.

“Uno studio del 2015 sugli effetti di vari integratori alimentari e di vitamine ha scoperto che molti tra i più comuni non hanno nessuna conseguenza sulle capacità cognitive di persone di mezza età (e anche più anziane) non affette da demenza”, si legge sempre su Vox. “Gli estratti di tè verde hanno leggeri effetti, così come il succo di uva Concord. Ma né il tè verde né il succo d’uva possono essere venduti come magici elisir”.

“La competizione è inevitabile. Non importa quanto siano altruistiche le tue intenzioni”

Se si escludono i materiali promozionali, insomma, non ci sono evidenze scientifiche dell’utilità di questi integratori. E allora perché questo successo? La risposta si trova negli stessi materiali promozionali: “La competizione è inevitabile. Non importa quanto siano altruistiche le tue intenzioni, tu sei in competizione”, si legge nel sito web dell’integratore Alpha Brain. “Se lavori in azienda, competi per una promozione. Se lavori nella finanza, competi contro gli altri investitori. Se hai un appuntamento, competi con gli altri pretendenti”.

La competizione nel libero mercato (anche sessuale, a quanto pare) è ciò che ci sprona a dare il meglio di noi in tutte le situazioni e a ricercare a tutti costi gli aiutini che possono giungere dall’industria farmaceutica o degli integratori. Il primo problema è che, ovviamente, se questi supporti chimici funzionassero davvero e tutti ne facessero uso, il campo da gioco si livellerebbe, riportandoci al punto di partenza.

Chi ci guadagnerebbe allora? Soltanto chi effettivamente trae i maggiori profitti dall’avere a disposizione dipendenti disposti ad assumere farmaci pur di lavorare più a lungo, più rapidamente, più efficientemente. A quel punto, diventeremmo letteralmente delle risorse umane; da cui si cerca di estrarre maggiore produttività incuranti dei danni collaterali e senza avere in ritorno alcun vantaggio.

“Laddove la filosofia pre-capitalista enfatizzava l’integrità e completezza delle comunità, il sistema politico neo-liberale dei paesi capitalisti incoraggia il concetto di individui atomizzati all’interno del mercato”, hanno scritto il neurologo Peter Whitehouse e il ricercatore Daniel George in un paper molto polemico.

In fondo, perché non possiamo lasciare che l’evoluzione faccia (eventualmente) il suo corso e limitarci ad assumere medicine e integratori solo in caso di malattie debilitanti? Perché vogliamo essere più efficienti, rapidi e concentrati sapendo che, in fondo, non c’è nessun vero guadagno da ottenere (e che invece possono esserci gravi effetti collaterali)? Se la competizione esasperata è diventata la parola d’ordine della nostra società, probabilmente è proprio quello il problema da risolvere. In noi, invece, non c’è nulla che non va. E quindi non c’è nulla da potenziare.

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