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L'Aldrovandi Villa Borghese si rinnova

L’Aldrovandi Villa Borghese si rinnova

 Fresco della conferma della stella al suo ristorante Assaje per l’edizione 2019 della Guida Michelin presentata al pubblico nei giorni scorsi, l’hotel Aldrovandi Villa Borghese non si adagia sugli allori e si prepara alle festività di Natale prima della massiccia ristrutturazione. “Il progetto dal punto di vista esecutivo prenderà il via nel 2020 – precisa il direttore generale Mytha Hotel Anthology Ermanno Zannini – ma dal punto di vista progettuale è già avviato da tempo. Per i lavori l’hotel resterà chiuso 18 mesi, ma l’obiettivo è quello di rendere l’Aldrovandi un vero city resort”. Si passerà dunque da 103 a 93 camere molto più ampie (fino a 500mq), ma il fulcro dei lavori riguarderanno la Spa: si otterranno 900mq di centro benessere, con una piscina interna, oltre all’ampliamento di quella esterna già esistente. Si punterà dunque anche alla clientela della zona, così come già fanno altri grandi hotel romani. La SPA sarà attiva anche durante la stagione invernale anche se un punto di forza importante rimarrà indubbiamente il giardino, che verrà anch’esso ampliato andando ad occupare la superficie che ora ospita il parcheggio (successivamente sotterraneo). L’ampio giardino richiama indubbiamente una clientela di famiglie (45% del business dell’hotel) che dopo una giornata di shopping o visita ai monumenti della capitale può rilassarsi negli spazi verdi con i più piccoli.  “Si crea dunque una clientela fidelizzata – spiega l’hotel manager Francesco Mussinelli – anche se negli ultimi anni il concetto di repeater va sempre più scemando”. In ogni caso i primi mercati rimangono quello americano e quello svizzero, anche se si registrano numeri positivi anche da Australia e Sudafrica. Proprio a seguito dei dati favorevoli il gruppo Mytha Hotel Anthology, proprietario oltre che dell’Aldrovandi di altri 6 hotel tra Croazia, Spagna, Italia e Turchia, vede nel nostro paese grandi opportunità dal punto di vista gestionale “il nostro obiettivo – precisa Zannini – è di iniziare a dismettere le proprietà alberghiere per focalizzarsi principalmente sulla gestione, e da questo lato l’Italia, da sempre frammentata nel tessuto ricettivo, è una destinazione molto fertile”. Il gruppo gestisce i suoi hotel in modo apicale ma lasciando autonomia di brand ad ogni singola struttura: “I clienti che si rivolgono a noi cercando esperienze uniche; la specificità vince indubbiamente sulla forza di brand, che punta comunque a crescere seguendo un’identità leisure-luxury”.

Eleonora David

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