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Le priorità di Arcilesbica: privare i disabili dal sesso e impedire ...

Le priorità di Arcilesbica: privare i disabili dal sesso e impedire …

No alla GPA, no all’assistenza sessuale per disabili e no alle cure per i minorenni trans. Sono queste le richieste avanzate da Cristina Gramolini, neo-eletta presidentessa di Arcilesbica Nazionale, in una lettera indirizzata al Pd in vista delle elezioni di marzo.
Parlando di “falsi diritti” con un gergo tipico della propaganda integralista, l’associazione si è concentrata nel parlare di ciò che loro vorrebbero venisse negato agli altri.
Si parte con il chiedere la criminalizzazione della GPA (che, al pari di Adinolfi, continuano a definire “utero in affitto”) e si prosegue con un attacco all’assistenza sessuale ai disabili. Secondo la Gramolini, infatti, si tratterebbe di un modo subdolo per introdurre la prostituzione: «le persone con disabilità (sono) utilizzate in chiave pseudo-solidaristica allo scopo di aprire una nuova fetta di mercato e, sul medio termine, allo scopo di istituzionalizzare la prostituzione in favore di uomini presentati come bisognosi», dice.
Se forse qualcuno dovrebbe spiegarle che esistono anche donne disabili, riemerge il loro sostenere che una donna non debba poter usare il proprio corpo come desidera, deve farlo solo sulla base delle loro regole. E non meno edificante è come la lesbica Gramolini dica che «le persone con disabilità hanno diritto al lavoro e a un’esistenza sociale, all’interno della quale l’amore può accadere». Ovvero, vedano di farsi bastare una qualche fantasia e si scordino di poter avere pulsioni sessuali come tutti gli altri.
Tale tesi nega infatti come il vivere in ospedale o in una comunità (ma anche semplicemente nella propria casa) per i disabili meno autosufficienti possa significare non solo la totale mancanza di intimità per il sesso, ma anche per atti più semplici come la masturbazione. Ed è davvero difficile sostenere si possa parlare di persone che possano incontrare l’amore sul posto di lavoro. Il disegno di legge da loro contestato prefigge di «tutelare il diritto alla sessualità e al benessere psicofisico delle persone disabili a ridotta autosufficienza a livello di mobilità e motilità», attraverso la predisposizione da parte del ministero della Salute di «un elenco di persone accreditate a svolgere nel territorio regionale la funzione di assistenti per la sana sessualità e il benessere psico-fisico, denominati assistenti sessuali».
La terza priorità ad Arcilesbica è quella di impedire l’assistenza agli adolescenti trans. In alcuni stati (ma non in Italia) è possibile ricorrere ad ormoni che blocchino momentaneamente lo sviluppo in modo rendere meno evasive eventuali operazioni svolte in età adulta. Vien da sè che se un ragazzo transessuale non svilupperà il seno, sarà per lui più semplice transitare senza stravolgere il suo corpo. Ma ciò non piace ad Arcilesbica, pronta a definire tali terapie come una «medicalizzazione dei minori con comportamento non conforme alle aspettative di genere». E la Gramolini si dice pure «sgomenta» dinnanzi all’assistenza medica di quegli adolescenti, ponendosi al livello di personaggi come Adinolfi e Cascioli.

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