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L'Italia invecchia, male: l'80% della spesa sanitaria è per malattie croniche

L’Italia invecchia, male: l’80% della spesa sanitaria è per malattie croniche

ROMA – La cronicità pesa sulla salute degli italiani, anche sul portafogli. A fotografare un’Italia sempre più vecchia (nel 2017, gli ultra 65enni erano oltre 13,5 milioni, il 22,3% della popolazione totale) e gravata da malattie croniche la cui gestione pesa in modo importante sui costi sanitari è il 16mo Rapporto Osservasalute 2018, presentato al policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma. Un rapporto frutto del lavoro di 318 ricercatori dell’Osservatorio Nazionale sulla salute nelle Regioni italiane che opera nell’ambito di Vihtaly, spin off dell’Università Cattolica della Capitale. Una “mappa” a più tinte sulla nostra salute.

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E dal quale emergono aspetti positivi e non. Tra questi emerge un dato rilevante per la salute degli italiani è rappresentato dalla forte riduzione della mortalità prematura (indicatore del Sustainable Development, Goals delle Nazioni Unite – calcolato rispetto alle principali cause di morte della fascia di età 30-69 anni) diminuita, dal 2004 al 2016, del 26,5% per gli uomini e del 17,3% per le donne. In generale, in poco più di 30 anni, il tasso standardizzato di mortalità totale si è ridotto di oltre il 50% nel periodo 1980-2015 e il contributo delle malattie cardiovascolari è stato quello che più ha influito sul trend in discesa della mortalità (nello stesso periodo la mortalità per malattie ischemiche del cuore si è ridotta di circa il 63% e quella delle malattie cerebrovascolari di circa il 70%).

I costi della salute
“Nel 2017 – spiega il Rapporto – il costo medio annuo grezzo della popolazione in carico ai medici di medicina generale del network HealthSearch affetta da almeno una patologia cronica è stato di 708 euro. Sono presenti differenze di genere nei costi generati per il Ssn; infatti, i pazienti uomini affetti da almeno una patologia cronica hanno generato un costo medio annuo superiore a quello delle donne (738 euro contro 685 euro). I costi medi annui sostenuti dal servizio sanitario nazionale per i pazienti cronici aumentano progressivamente al crescere dell’età, raggiungendo il picco nelle fasce di età 80-84 anni (1.129 euro) e 75-79 anni (1.115 euro), per poi calare leggermente nelle classi di età successive.

Dal lato dell’assistenza primaria, i dati raccolti dai medici di medicina generale riferiscono che mediamente in un anno si spendono 1.500 euro per un paziente con uno scompenso cardiaco congestizio, in ragione del fatto che questi pazienti assorbono il 5,6% delle prescrizioni farmaceutiche a carico del Ssn, il 4% delle richieste di visite specialistiche e il 4,1% per le prescrizioni di accertamenti diagnostici. Circa 1.400 euro annui li assorbe un paziente affetto da malattie ischemiche del cuore, il quale è destinatario del 16% delle prescrizioni farmaceutiche a carico del Ssn, del 10,6% delle richieste di visite specialistiche e del 10,1% degli accertamenti diagnostici. Quasi 1.300 euro – precisa il rapporto – vengono spesi per un paziente affetto da diabete tipo 2, il quale assorbe il 24,7% delle prescrizioni farmaceutiche a carico del Ssn, il 18,5% delle richieste di visite specialistiche e il 18,2% degli accertamenti diagnostici. Un paziente affetto da osteoporosi costa circa 900 euro annui, poichè è destinatario del 40,7% delle prescrizioni farmaceutiche a carico del Ssn, del 35,0% delle richieste di visite specialistiche e del 32,0% degli accertamenti diagnostici. Costa, invece, 864 euro un paziente con ipertensione arteriosa che assorbe mediamente in un anno il 68,2% di tutte le prescrizioni farmaceutiche a carico del Ssn, il 52,2% delle richieste di visite specialistiche e il 51,7% degli accertamenti diagnostici.

Oltre alle malattie croniche, tra le problematiche di salute che condizionano la vita di un anziano vediamo i disturbi depressivi, che colpiscono quasi un anziano su 5: il 19,5% degli ultra 75enni. E tra le over 75 anni quasi una donna su quattro soffre di sintomi depressivi (23,0%) a fronte del 14,2% tra gli uomini. Carente – sottolinea ancora il documento – l’assistenza dedicata agli anziani: infatti, in Italia, nonostante l’elevata percentuale di ultra 80enni, è ancora troppo bassa la quota della spesa sanitaria complessiva allocata da tutto il Sistema sanitario all’assistenza sanitaria a lungo termine (10,1%), se confrontata con quella di Paesi con simile livello di invecchiamento (14,8% in Francia e 16,5% in Germania). Risulta, quindi, prioritario per il nostro Ssn orientarsi alle necessità della popolazione che invecchia, potenziando l’assistenza a lungo termine e l’assistenza domiciliare, con maggiori e rinnovate risorse economiche ed umane (soprattutto infermieri e personale specializzato nell’assistenza domiciliare)”. La domanda di visite specialistiche, di giornate di degenza e di assistenza domiciliare, si legge nel rapporto, è destinata a impennarsi nel prossimo decennio.

Le cattive abitudini
Si muore sempre meno, dice il rapporto studiando l’Italia di oggi, ma non diminuiscono negli italiani le abitudini nocive per la salute come fumo, la sedentarietà e l’alimentazioni scorretta. Siamo, insomma, tra i paesi più longevi, ma anche con più anni da vivere con malattie croniche e disabilità: la speranza di vita in buona salute è peggiore che in altri paesi europei. Altro punto debole: gli italiani, sottolinea il documento, sono ancora troppo in sovrappeso: si tratta di più di un terzo della popolazione di 18 anni ed oltre (35,4%), mentre poco più di una persona su dieci è obesa (10,5%); complessivamente, il 45,9% dei soggetti è in eccesso ponderale.

La quota di bambini e adolescenti in eccesso di peso è del 24,2%. Il sovrappeso raggiunge la prevalenza più elevata tra i bambini di età tra 6 e 10 anni risultando pari a 32,9%. Al crescere dell’età, il sovrappeso e l’obesità diminuiscono, fino a raggiungere il valore minimo tra i ragazzi di età 14-17 anni(14,4%). Dai dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), relativi alla raccolta del 2012-2013 in 19 paesi, l’Italia è risultata tra i paesi a più alta prevalenza di sovrappeso e obesità nei bambini di età 8-9 anni insieme a Grecia e Spagna, mentre i paesi del Nord Europa presentano prevalenze più basse. 

Nel 2017 i fumatori erano circa 10 milioni e 370 mila, poco più di 6 milioni e 300 mila uomini e 4 milioni e 70.000 donne. Ossia il 19,7% della popolazione di 14 anni ed oltre. Il numero di coloro che fumano è rimasto pressoché costante a partire dal 2014.

 Più sforzi
Walter Ricciardi, direttore di Osservasalute, commetando i dati spiega chiaramente che “la spesa sanitaria è insufficiente per il Paese. Abbiamo 25 milioni di persone con una cronicità, saranno 35 milioni tra qualche anno, sono dunque necessarie risorse per assisterle”. E aggiunge: “Di fronte al quadro futuro, per il Servizio sanitario nazionale è necessario intensificare gli sforzi per promuovere la prevenzione e un cambio di paradigma rispetto all’organizzazione dei servizi di cura, definendo nuovi percorsi assistenziali in grado di prendere in carico il paziente nel lungo termine, prevenire e contenere la disabilità, garantire la continuità assistenziale e l’integrazione degli interventi socio-sanitari”.

Secondo il direttore scientifico Osservasalute, Alessandro Solipaca, “Per il Ssn la sfida è affrontare le crescenti fragilità degli anziani, la spesa da sostenere per questo gruppo di popolazione non potrà gravare tutta sul settore sanitario, perchè si tratta di prestazioni con una forte connotazione socio-assistenziale”.

 

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