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Metalli pesanti, un nemico silente per la salute del calciatore: ecco ...

Metalli pesanti, un nemico silente per la salute del calciatore: ecco …

La nostra inchiesta su infortuni e cali di rendimento nel calcio si ferma. O meglio, così sembrerebbe, se casualmente si leggesse per la prima volta il titolo dell’approfondimento di oggi: metalli pesanti. ‘E cosa c’entrerebbero col calcio? Anzi, ma di che diamine stiamo parlando?’. Già, normale farsi due domande, se nessuno ha mai pensato di portare alla ribalta questo tema: un argomento di importanza cruciale per la salute del calciatore. Ma non solo, perché dai metalli pesanti dipende anche la nostra di salute: indipendentemente se di professione prendiamo a calci un pallone oppure stiamo seduti al PC in un ufficio tra un caffè e l’altro. Sì, il metallo pesante è un po’ l’ago della bilancia della nostra salute: più ne stiamo alla larga (ma scopriremo quanto sia difficile evitarli) e meno ne saremo intossicati, e meglio sarà per noi. Di mezzo, infatti, c’è proprio il nostro stato fisico: dalla semplice condizione e concentrazione in campo (si parla sempre infatti, e spesso senza una logica, della proverbiale stanchezza mentale) fino alle terribili malattie neurodegenrative. E molte altre, purtroppo. Il concetto, però, è che tutti noi possiamo fare qualcosa per difendere la nostra salute da questi silenti e allo stesso tempo letali nemici. E in questo caso, noi di GianlucaDiMarzio.com, ci concentriamo sulla situazione legata ai calciatori.

Nel nostro approfondimento, oltre che a numerosi studi e alla spesso ignorata letteratura medica, ci accompagna Claudio Tozzi: divulgatore scientifico e preparatore atletico sulla forza. Autore di Biiosystem – best seller sull’allenamento – e coautore assieme al Dottor Duranti e al Dottor Sante Guido Zanella del libro LE 100 REGOLE DEL BENESSERE, ma soprattutto esperto studioso delle terribili conseguenze dei metalli pesanti. Bene Claudio, prima di entrare nello specifico del calciatore, ci spieghi in parole semplici cosa sono questi metalli pesanti? “Sono un avvelenamento mondiale, un’intossicazione e accumulo tossico di metalli nei tessuti molli del corpo. Una volta penetrati questi metalli competono e intaccano minerali essenziali quali rame-zinco-calcio-magnesio ed interferiscono con le funzioni dei vari organi di sistema. Il metallo, una volta entrato nella cellula, può portare problemi atroci: dalla sintomatologia della comune depressione (quasi sempre attribuita al caso o allo stress) sino alle terribili malattie degenerative”. E dove li troviamo i metalli pesanti? “Per metalli pesanti intendiamo mercurio-alluminio-cadmio-nichel-piombo e simili. E purtroppo per noi sono un po’ovunque: nelle vecchie tubature, nelle normali lattine di birra o coca cola (in particolare l’alluminio), nei mari e nei fiumi contaminati (vedi il mercurio, presente in grandi quantità dei pesci di grossa taglia), fertilizzanti e concimi chimici, fumo di sigarette, scatolette e cosmetici, solo per citare alcuni fattori di rischio. Oppure nelle vecchie amalgame usate dai dentisti, poi vietate, o nelle confezioni dei biscotti, e addirittura nel pesce al cartoccio. Il tutto passa in noi tramite il contatto diretto con essi, attraverso la semplice inalazione”. Ma quali sono i sintomi? “Purtroppo, soprattutto in giovane età – come nei calciatori – i sintomi sono quasi sempre confondibili: mal di testa, stanchezza cronica fisica, brain fog (la nebbia mentale, difficoltà a concentrarsi). Attenzione, però, perché senza dubbio ci sono delle persone che sono più sensibili ai metalli pesanti rispetto ad altre. Persone che, quindi, hanno una predisposizione genetica di base per un accumulo di metalli pesanti e di sviluppare brutte patologie”.

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I metalli pesanti purtroppo sono un pericolo per tutti. Ma per un calciatore, in particolare, c’è qualcosa di ulteriormente pericoloso, spiega Tozzi: “Ci sono delle persone come detto che sono più sensibili ai metalli pesanti rispetto ad altre. Un calciatore, in particolare, viene sottoposto a molti esami frequenti tra cui la risonanza magnetica, nella quale spesso vengono utilizzati mezzi di contrasto, come il gadolinio: che è proprio un metallo pesante ed è addirittura stato ufficialmente proibito solo da qualche settimana. In pratica, una risonanza fatta per vedere un problema fisico è proprio quella che, paradossalmente, può peggiorare subdolamente la salute dell’atleta. E siccome il calciatore è abbastanza sottoposto alle risonanze è ovvio che, magari, possono nascere delle problematiche silenti, proprio come l’intossicazione o l’accumulo di metalli pesanti. Per capire se effettivamente il calciatore è intossicato – o comuqnue per fare in lui prevenzione – gli si fa fare un mineralogramma (un semplice test di laboratorio tramite l’analisi tessutale del capello): questo test dà la tarcciabilità nei capelli della presenza dei vari metalli pesanti, da controllare ogni sei mesi. L’acqua potabile, addirittura, spesso è contaminata da arsenico. Ma una persona può pure apparentemente stare bene ma essere molto intossicato: ad esempio si deconcentra, ha problemi intestinali, è spesso affaticato. L’altro esame per capire il livello di metalli pesanti sono le urine sotto carico di EDTA. E qual’ora fosse accertata un’intossicazione, o dei livelli alti, si dovrebbe fare una terapia chelante. Purtroppo, però, in pochissimi consigliano di fare questi test, ignorando totalmente la problematica dei metalli pesanti, figurarsi in un calciatore. La chelazione è capace di eliminare dall’ organismo i dannosissimi metalli pesanti come mercurio, piombo, alluminio, ecc. Queste sostanze, contenute anche nelle amalgame dentarie, nel pesce e in tanti altri elementi, possono dare dei gravissimi problemi, come labirintinite, confusione mentale, mancanza di concentrazione e tantissime altri disturbi”.

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Un tema quasi misterioso. Tenuto nascosto e sottovalutato. L’accumulo di metalli – e fra poco lo vedremo nel dettaglio – per l’essere umano è davvero letale, ma allo stesso tempo subdolo. Ad esempio i metalli pesanti – assieme ad un’alimentazione sbagliata (leggi qui quella per non infortunarsi) – possono scatenare la cosìdetta permabilità intestinale, la quale trascina con sé problemi autoimmuni spesso attribuiti al caso. Ma vediamo ora la terapia chelante, l’unica efficace per disintossicarsi dai metalli pesanti: “Nello specifico la terapia chelante utilizza soprattutto EDTA (acido etilendiaminotetraacetico), una sostanza simile all’aceto considerata innocua e che non viene assimilata dall’organismo, ma eliminata tramite le urine, insieme al metallo cui si è legata. La terapia chelante si effettua per infusione venosa lenta di EDTA da prticare da 1 a 3 volte alla settimana in dosaggi che possono variare in base alle condizioni di salute del paziente e allo stato dell’intossicazione per cui si interviene. L’azione benefica della terapia chelante si riscontra non prima della quinta infusione e si completa, solitamente, dopo 3-6 mesi, a seconda del paziente. Inizialmente esisteva solo questa chelazione, fatta con l’EDTA, capace di togliere i metalli pesanti dal corpo, compresi anche i minerali buoni. Per questo, dopo le EDDTA bisogna integrare multi mineralici per reintegrare i minerali buoni persi. Altrimenti un percorso comunque valido ma più lungo è quello della chelazione orale, con la quale ci vogliono dai 4 mesi fino all’anno e mezzo. Ovvero una chelazione via orale giornaliera, fatta di Zeolite, Glutatione, Vitamina C e altri prodotti specifici presenti sul mercato. Si prende il chelante la mattina e un multiminerale la sera, in modo da evitare la perdita di minerali buoni. Si tratta di un protocollo sicuro, non invasivo per la persona o il calciatore, che potrebbe farlo rinascere. Ci sono dei casi di ragazzi, come quello Matteo Dall’Osso (la sua storia di guarigione è visibile online), in sedia a rotelle per colpa della sclerosi multipla, che adesso cammina dopo essersi sottoposto ad un periodo di chelazione. Il tutto dipende da quanto la persona – in questo caso l’atleta- è intossicato. Si tratta di una terapia a tutti gli effetti, usata da anni in ambito medico quando si deve trattare uno stato patologico dovuto ad accumulo di metalli pesanti. Spesso, però, ad essa si ricorre solo in stadi di patologie avanzate. O addirittura si ignora il problema, senza andare a fondo”.

Continua Tozzi: “Un calciatore difficilmente sarà stra intossicato. I giocatori sono giovani, ma non per questo non possono avere dei livelli di metalli pesanti elevati. I sintomi come detto si possono nascondere con la proverbiale ‘stanchezza mentale’, spesso attribuita supercialmente ad una scarsa personalità e forza d’animo dell’atleta in questione, criticandolo e attribuendogli mancanza di carattere. In realtà, molto spesso, oltre le problematiche a livello di alimentazione e sovrallenamento (leggi qui) sono proprio gli stessi metalli pesanti a giocare un ruolo subdolo. Nel calcio, però, purtroppo, nessuno li controlla, sottovalutando questa pericolosissima problematica. Il consiglio quindi, per tutte le squadre, dai dilettanti ai top cub di Serie A, è quello di controllare il livello di metalli pesanti nel corpo dei propri giocatori”. E come vedremo fra poco questi problemi in prima battuta confondibili, col passare degli anni si possono trasformare in vere e proprie tragedie.

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Ma a quali gravi malattie col tempo, dopo la serie di sintomi subdoli, si andrebbe in contro con un fisico intossicato dai metalli pesanti? Ecco la testimonianza della dottoressa Maria Elena Ferrero, scienziata e studiosa di patologie neurodegenerative (guarda qui il suo inervento completo): “I più intossicati di tutti, e qui c’è un’evidente correlazione tra danno da metallo tossico e patologia neurodegnerativa, sono i malati di SLA. Il mineralogramma di questi pazienti è devastante: hanno tutti i metalli tossici a livelli altissimi. Con la disontissicazione progressiva per lo meno la malattia ha un aggravamento minore. I risultati del trattamento sono positivi perché se il neurone è danneggaito dai metalli tossici, rimuovendoli, questi neuroni se non è troppo tardi riescono per lo meno a migliorare la loro condizione. Il tutto perché il passaggio a livello del sistema nervoso centrale da parte della molecola tossica c’è eccome, anche se molti sbagliano dicendo che i metalli pesanti non passano la barriera emtaoencefalica. Infatti nei malati tale barriera ha le giunzioni endoteliali allargate e passano sicuramente tutti, sopratutto queste molecole di piccole dimensioni e tossiche”. Insomma, la predisposizione genetica e la presenza di metalli tossici può portare a sviluppare col tempo malattie così devastanti come la SLA, solo per citarne una. Ovvero una patologia che nel calcio è sempre più diffusa, il tutto al netto di un’incidenza sospetta ma sulla quale si indaga ancora poco: 11,5 volte in più rispetto a chi non pratica questo sport. Ma come detto dalla dottoressa Ferrero, i malati di SLA sono tutti brutalmente intossicati dai metalli pesanti. Fare prevenzione attraverso la chelazione nei calciatori in attività rappresenterebbe una buona base per iniziare a muoversi in una direzione precisa e logica, per quella che è davvero una malattia devastante e ancora misteriosa.

Trattasi dunque di un tema delicato al quale tutti dovrebbero prestare molta più attenzione. Perché senza entrare nell’ambito di patologie mortali e devastanti, i metalli pesanti danno problemi a chiunque. E sempre più persone, moltissime, ne sono intossicate, complice una situazione ambientale sempre più pericolosa e un’alimentazione/stile di vita purtroppo trascurato e sottovalutato (leggi qui quello migliore per il calciatore, corredato dalla perfetta integrazione basale e sportiva). Perché andare oltre e migliorare la salute/condizione del calciatore si può, basta volerlo.

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