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"Re-Vagination", le donne vogliono rifarsi lì

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Se il 2015 per la chirurgia estetica è stato l’anno del lato b, il 2016 sarà quello del “Re-Vagination” ovvero il ritocco delle parti intime, nonché rigenerazione della propria femminilità.

Secondo uno studio realizzato da Quanta System Observatory effettuato con metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su 1500 italiane di età compresa tra i 18 e i 65 anni, a desiderare questo tipo di intervento è il 29% delle donne italiane over 40. Fenomeno che arriva dagli Stati Uniti, dove un sondaggio della Società Americana per la Chirurgia Plastica Estetica ha evidenziato che le richieste di Re-Vagination sono cresciute del 58% già nel 2015 e il  trend di inizio 2016 sembra addirittura in ulteriore crescita.

Il motivo principale è di natura prettamente estetica, per sentirsi più seducenti, sensuali e per riaccendere la sessualità con il partner.

Più che di mero ringiovanimento si parla di benessere intimo, richiesto soprattutto dalle donne entrate in menopausa o dopo la gravidanza.

Cosa succede alle parti intime con l’età?

Si verifica l’atrofia vaginale, che consiste nella perdita del naturale spessore del collagene del tessuto vaginale.

«Sempre più donne si affidano al trattamento vaginale, solo nel 2012 in Italia c’è stato un incremento del 24% e il trend è in costante aumento – afferma lo specialista in chirurgia plastica Paolo Mezzana, responsabile dell’ambulatorio di dermatologia oncologica dell’USI Marco Polo di Roma –  l’intervento infatti migliora la qualità dei tessuti e concede alle donne uno stato di benessere esteso anche alla vita sessuale nella terza età. Possiamo dire, quindi, che estetica e salute coincidono perfettamente.

In cosa consiste esattamente il trattamento di Re-Vagination?

Nella stimolazione laser della mucosa endovaginale che induce il tessuto a richiamare acqua e a produrre nuovo collagene. «Il sistema laser Youlaser MT , dotato di una tecnologia combinata a doppia lunghezza d’onda permette di modulare l’invasività del trattamento diminuendo il trauma termico e aumentando l’efficacia sulla stimolazione della matrice cellulare – spiega Paolo Mezzana – tutto ciò si traduce in un minore fastidio durante la procedura, un brevissimo tempo di recupero di tutte le funzionalità, e ad una presenza di effetti collaterali pressoché nulla. Solitamente il trattamento prevede da una a quattro sedute distanziate da 30 a 60 giorni e poi una o due sedute annuali per il mantenimento».

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