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RIGOPIANO: DUE ANNI DOPO LA TRAGEDIA, ”VOGLIAMO GIUSTIZIA, NON SIAMO IN VENDITA”

L’AQUILA – Una valanga travolge un hotel di lusso, trascinando 120 mila tonnellate di neve e ghiaccio, all’interno ci sono 40 persone.

Ventinove ospiti, di cui quattro bambini, e dodici dipendenti, per ore aspettano i soccorsi,  isolati per via della neve e terrorizzati dalle quattro scosse di terremoto, di magnitudo 5.1, con epicentro nell’Aquilano.

In serata si rincorrono voci e le prime notizie incerte: quel posto da favola si è trasformato, in un attimo, in un cimitero a cielo aperto per 29 persone.

Sono passati due anni da quel 18 gennaio 2017, la data indelebile della tragedia dell’Hotel Rigopiano di Farindola, in provincia di Pescara

Quest’anno alla solenne commemorazione hanno partecipato anche i vice premier Luigi Di Maio e Matteo Salvini. 

La fiaccolata è arrivata davanti alla chiesa a Farindola, insieme ai parenti delle vittime. C’erano anche il coordinatore regionale della Lega Giuseppe Bellachioma, i consiglieri regionali M5s Sara Marcozzi, candidata presidente della Regione, e Riccardo Mercante, il sottosegretario Gianluca Vacca, anche lui pentastellato.

La messa è stata celebrata dal parroco don Luca di Domizio. La piccola chiesa non riusciva contenere la folla presente, i vice premier sono entrati per seguire la Messa.

“Noi ci siamo”, ha detto Di Maio mentre stringeva le mani dei parenti delle vittime dell’hotel di Rigopiano appena giunto sul luogo del disastro. 

Di Maio si è intrattenuto a parlare con Gianluca Tanda, del Comitato Vittime di Rigopiano

Salvini ha salutato i parenti delle vittime e ha fatto un giro intorno all’area dove una volta c’era il resort: ha anche ascoltato i racconti dei parenti, che hanno tenuto ciascuno a spiegare la loro storia. 

“Ho detto a papà Feniello di non pagare un euro. Ci manca giusto di essere multati per andare a portare i fiori al figlio. Se c’è una legge sbagliata, cambieremo questa legge”, ha detto poi Salvini, a proposito della condanna al pagamento di una multa da 4.550 euro inflitta ad Alessio Feniello, papà di Stefano, per aver violato i sigilli giudiziari messi per delimitare l’area dove sorgeva l’hotel crollato sotto la valanga.

Al termine della commemorazione  la moglie di Alessio Faniello ha poi urlato: “Adesso il presidente della Repubblica manda una corona, ma cosa ci fa una mamma adesso? Dovevano mandare uno spazzaneve due anni fa. Ecco cosa dovevano fare”. 

Salvini e Di Maio sono stati accusati, alla vigilia delle celebrazioni, di voler utilizzare la tragedia come passerella elettorale, dopo la promessa da parte del Governo di stanziare 10 milioni per i familiari delle vittime

“Ci hanno accusati: ‘Rigopiano cade nella politica’, ma non è così. Nessuno di noi fa politica, abbiamo solo l’esigenza di avere giustizia e di permettere ai nostri orfani e a chi è rimasto di andare avanti.  Non chiediamo un risarcimento, quanto piuttosto un contributo. Non siamo in vendita”, spiega il Comitato composto dai parenti delle vittime.

Ieri non si sono placate le polemiche in Abruzzo, ancora più calde in clima di campagna elettorale, con il canidato per il centrosinistra alla Presidenza della Regione, Giovanni Legnini che ha preferito non partecipare, perché “Non si specula sulle tragedie”, ha scritto sul suo profilo Facebook, aggiungendo “sarò a Rigopiano il 10 febbraio, qualunque sia il risultato”.

L’Abruzzo è nel pieno di una drammatica emergenza maltempo quando, poco prima delle 17, la valanga, partita dal Monte Siella, cancella quel luogo incantato che è diventato simbolo di dolore e disperazione per 29 famiglie.

Per giorni i vigili del fuoco, instancabili, scavano senza sosta tra le macerie. L’operazione viene seguita minuto per minuto, in tutto il mondo, a ogni superstite portato fuori è “miracolo”.

Immediatamente si apre l’inchiesta della Procura di Pescara, che darà vita a due anni di indagini. Gli inquirenti si soffermano sulla gestione dell’emergenza e indagano 40 persone. 

Sotto la lente dei magistrati, Serpi e Papalia, finisce il corto circuito avvenuto tra i vari livelli istituzionali deputati a gestire l’emergenza maltempo: chiamati in causa Regione Abruzzo, Prefettura e Provincia di Pescara, Comune di Farindola. Un corto circuito che, secondo la Procura, avrebbe causato gravi ritardi nell’attivazione della macchina dei soccorsi.

Le indagini dei carabinieri forestali consentono di appurare che dal resort, il giorno della tragedia, furono lanciate diverse richieste di aiuto: gli ospiti dell’hotel erano intrappolati dalla neve e chiedevano di sgomberare la strada per lasciare Rigopiano

Tra turbine fuori uso e mezzi impegnati in altre zone, però, l’hotel restò isolato fino alla mattina del 19, quando i soccorsi riuscirono a raggiungere il luogo del disastro. Carenze ed errori caratterizzano anche la fase post-valanga: Giampiero Parete, scampato alla tragedia, lanciò subito l’allarme, ma a causa di una lunga serie di equivoci, sottovalutazioni e incomprensioni, che per diverse ore portarono a liquidare la faccenda come uno scherzo, i soccorsi si attivarono solo dopo due ore e mezza l’accaduto.

L’inchiesta si allarga, tirando in ballo anche la mancata realizzazione della Carta prevenzione valanghe da parte della Regione e i permessi per la ristrutturazione del resort. 

Il 26 novembre scorso, a meno di due anni dalla tragedia, la Procura di Pescara chiude l’inchiesta, compiendo una corposa scrematura: gli indagati, accusati a vario titolo di disastro colposo, lesioni plurime colpose, omicidio plurimo colposo, falso ideologico, abuso edilizio, omissione d’atti d’ufficio e abuso in atti d’ufficio, scendono a 25. 

Tra le figure più in vista l’ex prefetto Francesco Provolo, il presidente della Provincia Antonio Di Marco, il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, il gestore dell’albergo Bruno Di Tommaso. Poi un elenco di dirigenti, funzionari e tecnici. Esce di scena il livello politico con la richiesta di archiviazione per gli ex governatori e assessori alla Protezione civile. 

Poche settimane fa il colpo di scena: viene aperta un’inchiesta bis, a carico di Provolo e di altri sei esponenti della Prefettura, con l’accusa di depistaggio e frode processuale. Si scopre che dal resort, la mattina del 18, partì una telefonata che arrivò in Prefettura. 

L’ipotesi della Procura, che sta stringendo i tempi per chiudere e andare a processo, è che quella telefonata sia stata deliberatamente occultata, anche distruggendo degli appunti che ne certificavano l’esistenza. 

LE VITTIME
Claudio Baldini (40 anni) e la moglie Sara Angelozzi (40 anni) di Atri (Teramo); Luciano Caporale (54 anni) e la moglie Silvana Angelucci (46 anni) entrambi parrucchieri di Castel Frentano (Chieti); Valentina Cicioni (32 anni), di Monterotondo (Roma), infermiera al Gemelli, era con il marito Giampaolo Matrone, rimasto ferito ma estratto vivo dalle macerie; Sebastiano di Carlo (49 anni) ristoratore di Loreto Aprutino e la moglie Nadia Acconciamessa (47 anni) pescarese. Il loro figlio, Edoardo, si è salvato; Domenico di Michelangelo (41 anni), poliziotto di Osimo e la moglie Marina Serraiocco (36 anni), anche lei di Osimo. Il loro figlio, Samuel, si è salvato; Piero Di Pietro (53 anni) allenatore di calcio, e la moglie Rosa Barbara Nobilio (51 anni); venivano da Loreto Aprutino; Stefano Feniello (28 anni) di Valva (Campania) ma residente a Silvi Marina. La sua fidanzata, Francesca Bronzi, si è salvata; Marco Tanda (25 anni), pilota di aereo di Macerata e la fidanzata Jessica Tinari (24 anni) di Vasto; Foresta Tobia (60 anni) dipendente dell’agenzia delle Entrate e la moglie cinquantenne Bianca Iudicone di Montesilvano; Marco Vagnarelli (44 anni) e la compagna Paola Tommasini (46 anni), di Castignano (Ascoli); il proprietario dell’hotel Roberto Del Rosso (53 anni); il maitre dell’hotel Alessandro Giancaterino (42 anni) di Farindola; il receptionist Alessandro Riccetti (33 anni) di Terni; il receptionist Emanuele Bonifazi (32 anni), di Pioraco (Macerata); il cameriere Gabriele D’Angelo (31 anni), di Penne (Pescara); la cuoca Ilaria De Biase (22 anni) di Chieti; Marinella Colangeli (32 anni), di Farindola (Pescara) gestiva la Spa dell’hotel; Cecilia Martella (24 anni), di Atri, lavorava nel centro benessere; Linda Salzetta (31 anni), di Farindola, lavorava nel centro benessere. Suo fratello Fabio si è salvato perché si trovava fuori dall’hotel al momento della valanga; Luana Biferi (30 anni), giovane calciatrice, lavorava nello staff, di Bisenti (Teramo); il tuttofare Dame Faye (30 anni), rifugiato senegalese.

I SUPERSTITI

Due persone si sono salvate perché al momento della slavina si trovavano all’esterno dell’albergo: Giampiero Parete, l’ospite che si trovava all’esterno e che ha dato l’allarme; il tuttofare dell’hotel, Fabio Salzetta, anche lui fuori dall’albergo.

Dalle macerie i vigili del fuoco hanno poi estratto vive, tra la giornata di venerdì 20 e l’alba di sabato 21 gennaio, 9 persone: la moglie di Parete, Adriana Vranceanu e i due figli, il piccolo Gianfilippo e Ludovica; i due bambini Edoardo Di Carlo e Samuel Di Michelangelo; Giampaolo Matrone; Vincenzo Forti; Francesca Bronzi; Giorgia Galassi.

PROGRAMMA COMMEMORAZIONE, PRESENTI SALVINI E DI MAIO

Anche quest’anno, a Farindola e Penne, la commemorazione organizzata dal Comitato vittime di Rigopiano. I vice premier Salvini e Di Maio sono arrivati sul luogo della tragedia e successivamente hanno partecipato alla messa in memoria delle vittime nella chiesa Madre di San Nicola di Bari, a Farindola

Alle 10, un momento di preghiera nei pressi del totem dell’hotel, seguito, alle 11, da una fiaccolata partita da Contrada Mirri  e giunta alla chiesa Madre di Farindola. Alle 11.30 l’arcivescovo Tommaso Valentinetti e don Luca Di Domizio ha celebrato la santa messa nella chiesa di San Nicola, seguita da un omaggio cantato in memoria delle vittime.

“A RIGOPIANO NON SI FARA’ POLITICA, NON SIAMO IN VENDITA”

L’anno scorso i parenti delle vittime lo avevano detto a gran voce: “La politica resti fuori, nessuno venga a Rigopiano“. Oggi, per il secondo anniversario della tragedia del resort di Farindola, i politici e le istituzioni ci saranno invece.

“Il vecchio prefetto di Pescara è indagato, ora ce ne è uno nuovo. Lo stesso per il presidente della Provincia. Le istituzioni sono cambiate, perché non invitarle?”, dice Gianluca Tanda, del Comitato Vittime di Rogopiano, fratello di Marco, il pilota marchigiano morto nel resort insieme alla fidanzata Jessica Tinari. “Abbiamo invitato tutte le forze politiche, tutti hanno dato conferma, tutti hanno espresso la volontà di esserci, ci hanno detto: ‘Veniamo con l’intenzione di esservi vicini'”. 

A inizio mese il Comitato ha incontrato in Prefettura il ministro dell’Interno Matteo Salvini, per chiedere l’applicazione anche per Rigopiano della legge “Viareggio”, approvata nel 2010 con le disposizioni in favore dei familiari delle vittime e in favore dei superstiti del disastro ferroviario del 29 giugno 2009.

“Abbiamo lavorato tanto in questi anni, ci eravamo rivolti già a Mattarella e Gentiloni per chiedere che fosse applicata anche a noi la legge Viareggio. Sapevamo ovviamente che i tempi erano lunghi,  abbiamo mandati diversi solleciti, c’è stato di mezzo anche un cambio di governo. Ora abbiamo incontrato Salvini in Prefettura, un luogo decisamente simbolico per noi. Nel frattempo abbiamo nominato un nuovo avvocato, che si occupa solo del Comitato, abbiamo scritto una legge per Rigopiano, con caratteristiche proprie”, ricorda Tanda. Pochi giorni dopo l’incontro in Prefettura, da Salvini è arrivata la promessa di uno stanziamento di 10 milioni di euro per le vittime

Tra meno di un mese in Abruzzo ci sono le elezioni regionali ma a Tanda non interessano le strumentalizzazioni. 

“Ci hanno accusati di questo. ‘Rigopiano cade nella politica’, ma non è così. Nessuno di noi fa politica, abbiamo solo l’esigenza di avere giustizia e di permettere ai nostri orfani e a chi è rimasto di andare avanti.  Non chiediamo un risarcimento, quanto piuttosto un contributo. Non siamo in vendita. Chiediamo un aiuto per continuare a lottare per avere giustizia. Una parte di verità è già uscita fuori, ci sono stati degli indagati. Comunque domani non parleremo di altro se non dei nostri familiari”. 

REAZIONI

“Due anni fa l’esistenza di 29 cittadini inconsapevoli e innocenti finiva nella strage di Rigopiano, in provincia di Pescara. Alle vittime va il nostro ricordo, alle famiglie la nostra solidarietà, per la Regione il nostro rammarico. Ho parlato di strage e non di incidente perché quel giorno non avvenne un evento inatteso, ma prevedibile ed evitabile se solo la Regione avesse avuto una Carta delle valanghe”. 

Così il senatore abruzzese del Movimento 5 Stelle Primo Di Nicola, intervenendo nell’Aula di Palazzo Madama e chiedendo la riapertura delle indagini sulle responsabilità politiche. 

“Il governo regionale se la dimenticò e la procura di Pescara iscrisse ben tre ex governatori regionali: Del Turco, Chiodi e D’Alfonso – continua – Sembrava che la giustizia potesse quantomeno rispondere alle famiglie e invece la stessa procura di Pescara chiese poi l’archiviazione per i presidenti della Regione, scaricando ogni responsabilità sui funzionari tecnici. Eppure nelle carte dell’indagine e nelle memorie degli avvocati dei familiari delle vittime sono ricostruiti tutti i passaggi dei lavori fatti, delle inadempienze e dei ritardi delle giunte regionali, soprattutto quella presieduta dal governatore Luciano D’Alfonso. Per questo chiediamo che si torni a indagare a 360 gradi sulle disfunzioni burocratiche, ma anche sulle responsabilità politiche regionali”.

“Domani saranno due anni dalla tragedia delle 29 vittime dell’hotel Rigopiano, in Abruzzo. La struttura alberghiera di Farindola che venne sepolta da una gigantesca valanga staccatasi dal Monte Siella. Ho un ricordo molto intenso e triste di quel giorno, di quei momenti, di quell’orrore. In quella trappola sono rimasti miei amici che hanno perso la vita, con famiglie spezzate che ancora oggi giustamente chiedono una parola di verità e di giustizia per quanto accaduto, da un’inchiesta della magistratura molto complessa”. 

Così la deputata dem Stefania Pezzopane, della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera.

“Domani sarà il giorno del dolore, dunque. I cittadini di Farindola, gli abruzzesi, tutti gli italiani, si augurano che almeno domani ci vengano risparmiate le passerelle elettorali, le polemiche e le strumentalizzazioni politiche. Facciamo un passo indietro tutti, per poterne far fare uno in avanti a tutto il Paese con una iniziativa forte, legislativa oltre che giudiziaria, che possa dare una risposta vera a chi ha subito i lutti di Rigopiano. Un’adeguata e identica risposta dovrà andare ai familiari del terremoto 2009 a L’Aquila e ad Amatrice nel 2016. Lo Stato sia equo e consapevole dei suoi limiti. Però, almeno domani, evitiamo la propaganda e impegniamoci tutti alla messa a punto di una normativa che sappia dare una risposta giusta alle attese dei cittadini”, conclude.

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