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Sessualità femminile, mestruazioni e maschilismo: dove è la solidarietà?

Sessualità femminile, mestruazioni e maschilismo: dove è la solidarietà?

Da quando c’è stato l’avvento di internet, il mondo ha visto aprirsi le porte dell’informazione veloce con la possibilità di reperire tutto, o quasi.

Un mio ex collega una volta disse: ciò che non esiste su internet, allora non esiste neanche nella realtà.

Non è propriamente vero, ma la frase continua a creare un “effetto wow” agli allievi dei miei corsi di informatica.

Abbiamo potuto constatare quotidianamente quanto è facile conversare, chattare o video chiamare una persona dall’altra parte del mondo grazie allo smartphone e alle app di messaggistica collegate, appunto, in rete.

Eppure, con tutti questi vantaggi, la vera rivoluzione del web, a mio avviso, è la condivisione.

Condivisione di cosa?

Di qualsiasi prodotto, o servizio, che mi permetta di coprire un bisogno specifico in un certo momento, senza optare per l’acquisto completo e definitivo.

Questo permette a me, consumatore, di risparmiare e, successivamente, questo bene può essere comodo ad altri utenti, vivendo così una vita che copra il 100% del suo vero potenziale.

Quanti oggetti abbiamo in casa che, come si dice a Ferrara, rimangono “a prendere la polvere”? Penso che tutti, più o meno, siamo circondati da cianfrusaglie, alcune di dubbia utilità. Quindi l’idea della condivisione fa bene a noi, al nostro portafoglio e anche all’ambiente.

Ci sono esempi di Sharing Economy?

Tanti, anzi tantissimi, più o meno famosi; vediamo qualche caso che possa essere utile a tutti noi:

1) Come possiamo non parlare della condivisione di dati personali, attraverso le piattaforme sociali che tanti di noi utilizzano ogni giorno?

Sto parlando del semplice saluto ai propri follower fino ad arrivare alle foto condivise in ogni momento della nostra giornata; lo sharing nei social regna sovrano da quando Facebook è entrato in campo nel lontano 2004, fino all’ampliamento con altri social network potendo così condividere anche altri fattori personali, ad esempio la propria professionalità tramite Linkedin.

2) Condivisione di informazioni delle testate giornalistiche che pubblicano, in tempo reale, tutto ciò che accade nel mondo e che, grazie agli stessi social, vengono condivisi. Una notizia, importante o futile che sia, può veramente fare il giro del mondo in pochi minuti, se non secondi, con qualche click.

3) Fino a qualche anno fa, sembrava impensabile poter condividere, a pagamento per di più, una stanza della nostra casa, un appartamento lasciato vuoto da anni, eppure con l’arrivo di una azienda come AirBnb, tutto questo è possibile, potendo affittare a qualsiasi persona al mondo.

Da poco, una piccola azienda, chiamata Recharge, permette di ricercare spazi, come una camera ad esempio, non per qualche notte, ma per qualche ora, giusto il tempo per “ricaricarmi”. Immaginate di essere in una città per vacanza e, dopo aver camminato per ore, avete bisogno di riposare con una buona doccia… ecco, Recharge potrebbe venirvi invontro segnalandovi qualche stanza nei paraggi per il vostro breve riposo.

4) La condivisione ha colpito sopratutto ciò che concerne l’oggettistica da usare tutti i giorni: borse, smartphone, tablet, pc, auto, per non parlare del mondo dei bambini come box, tiralatte, giochi e tanti altri prodotti di consumo che normalmente hanno un costo elevato e che verrebbero usati per un periodo molto limitato di tempo, pensate ai fasciatoi.

5) Arredamento, proprio così, è notizia recente che Ikea stia sperimentando, secondo il Financial Time, un servizio che permetterebbe di noleggiare i propri mobili in leasing, quindi per un periodo limitato di tempo in modo tale che sarà poi possibile, per il cliente, restituire il prodotto acquistandone un’altro più recente. Ikea, in questo caso, rimetterebbe a nuovo il mobile ricevuto pronto per essere affittato nuovamente o venduto definitivamente.

6) Ultimo esempio, ma non per importanza: la condivisione della conoscenza, da Wikipedia in poi, internet è un immenso (infinito?) bagaglio culturale che permette a chiunque, con un costo di connessione che diventa sempre più irrisorio, di accedere. Pensate agli studenti che devono preparare un esame, un giornalista che cerca la fonte in altre testate, o un articolo di un blog – magari proprio questo – che per essere composto richiede una profonda ricerca di informazioni per evitare di scrivere nozioni fasulle, o fake news come vengono comunemente chiamate oggi.

Liberarsi dall’idea di possedere

Questi esempi permettono di capire che il concetto degli anni precedenti, secondo cui possedere qualcosa, come ad esempio il classico binomio “casa + auto”, ci rende contenti, tranquilli sta lentamente sparendo a favore di uno “scaricamento” di responsabilità acquisendo un prodotto temporaneamente, il necessario per coprire il mio bisogno, per poi togliermi questo impegno, o peso, nel momento del completamento e dando la possibilità ad altri di usufruirne.

L’idea di condividere, esplosa anche, e soprattutto, grazie al potere del web, è un cambio non solo a livello finanziario, economico ma soprattutto a livello sociale, che comporta una prospettiva di vita nettamente diversa dall’abitudine che i nostri nonni o genitori, ci hanno insegnato e tramandato.

NowPlaying:
A Case For Shame, Moby

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