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Trombosi, un mistero per 2 italiani su 3. Conoscerla per evitarla

Trombosi, un mistero per 2 italiani su 3. Conoscerla per evitarla

SENZA CUORE non c’è vita. Per questa ragione si dovrebbe averne cura. E così, l’Associazione per la lotta alla trombosi a alle malattie cardiovascolari (Alt onlus) lancia l’appuntamento annuale previsto per il 13 ottobre con lo slogan “Trombosi, conoscerla per evitarla“. Obiettivo della Giornata (sul sito è possibile sapere quali città parteciperanno all’appuntamento) è quello di sconfiggere il paradosso attorno la trombosi: è uno dei nemici che più si dovrebbe temere – uccide o invalida pesantemente 1 persona su 4 nel mondo – ma nel nostro Paese soltanto 1 persona su 3 la conosce (in America 1 su 7 addirittura). La Giornata ricorre annualmente il 13 ottobre, in onore di Rudolf Virchow, pioniere nella patofisiologia della trombosi – a metà del 1800 propose la triade ‘causale’ della trombosi venosa, ancora valida: riduzione o interruzione del flusso del sangue, alterazione della parete del vaso sangugno e ipercoagulabilità.

La trombosi. Più che patologia, la trombosi è un processo patologico, che rappresenta un intoppo sull’autostrada (sanguigna): un coagulo di sangue (trombo) che si forma in un’arteria o in una vena, e che può viaggiare nel circolo sanguigno fino a organi lontani causando ischemia (infarto del miocardio e ictus cerebrale tra i più comuni). La sola trombosi venosa da sola causa ogni anno più morti del cancro e degli incidenti stradali: ma potrebbe essere evitata, se la conoscessimo. 

L’indagine Alt onlus. Quanto ne sappiamo di trombosi? Secondo l’indagine di Alt, appena il 33% degli italiani conosce le malattie da trombosi e le loro cause. Alla domanda se il tumore al seno nella donna colpisce di più o meno della trombosi, quasi la maggioranza del campione non ha saputo rispondere e solo 10% ha dato la risposta corretta, riconoscendo la maggiore incidenza della trombosi tra la popolazione femminile rispetto al cancro.

“La trombosi è un problema rilevante, è incredibile che così poche siano le persone che la conoscono – dichiara Gary Raskob, presidente del comitato della Giornata mondiale per la trombosi -. Comprendere quali sono i fattori di rischio che aumentano la probabilità di andare incontro a un evento da trombosi e correggerli significa salvare la propria vita e quella dei propri cari”.

Segni e sintomi. Sono facili da indentificare: dolore o gonfiore di una gamba, della caviglia o della coscia, associata a rossore e calore della parte colpita. Se il trombo libera emboli che dalla vena arrivano al polmone compaiono sintomi come respiro corto, dolore al dorso o al torace, ritmo del cuore più rapido del normale, sensazione di stordimento e a volte perdita di coscienza. Chi è ricoverato in ospedale e ha subito un intervento chirurgico, ha un tumore, è rimasto immobilizzato a lungo, è in gravidanza o nel periodo dopo il parto, o prende farmaci a base di ormoni, o chemioterapia è più a rischio (su 100 casi di trombosi venosa, 60 si verificano in pazienti ricoverati o appena dimessi dall’ospedale). Ma il rischio di trombosi interessa anche chi soffre di una malattia infiammatoria acuta o cronica.

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