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Vacanze, epidemie e allerta meteo: cosa sapere prima di partire per mete esotiche

Vacanze, epidemie e allerta meteo: cosa sapere prima di partire per mete esotiche

SOLE, tempo libero, relax, l’estate è spesso sinonimo di viaggi, nuove esperienze e avventure. Ma per evitare pericoli e rischi per la salute, soprattutto se la scelta ricade su mete lontane o esotiche, le autorità nazionali e internazionali, fra cui il Ministero della Salute, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e i centri governativi statunitensi Cdc, hanno fornito informazioni su scala globale (qui quella del Ministero, dell’Oms e qui quella dei Cdc) dei problemi e delle emergenze sanitarie presenti nei vari paesi di tutto il mondo e le raccomandazioni per prendere le dovute precauzioni. Si va da epidemie da cui proteggersi soprattutto con i vaccini (qui tutte le vaccinazioni obbligatorie per i viaggi internazionali), come polio, rosolia e febbre gialla, fino a condizioni meteo sfavorevoli di cui tenere conto quando ci si mette in viaggio. Ecco alcune segnalazioni di allerta.

La polio
Spiagge cristalline, giungla e templi fiabeschi, l’Indonesia è delle mete più esotiche e affascinanti per i turisti di tutto il mondo. Tuttavia, qui (ma anche in altri paesi, ovvero Afghanistan, Camerun, Mozambico, Nigeria, Papua Nuova Guinea e Pakistan) le autorità segnalano la presenza di un’epidemia di poliomielite, una grave malattia infettiva ormai eradicata in America, Europa e in gran parte del mondo – l’ultimo caso in Italia è del 1982. Per chi si recherà in questi paesi l’Oms e il Ministero raccomandano di assicurarsi di avere una vaccinazione completa contro questa malattia e di ripeterne una somministrazione se la si è ricevuta almeno 12 mesi prima della partenza, con una profilassi specifica per i viaggiatori che intendono rimanere più di 4 settimane.

In Brasile la febbre gialla
Anche il Brasile, con spiagge selvagge, foreste smaglianti e cascate da cartolina attrae molti turisti. Se si sceglie questa meta, però, è bene sapere che attualmente è “in corso una vasta epidemia di febbre gialla”, rendono note le autorità, con vari casi, di cui alcuni mortali fra i viaggiatori non vaccinati, colpiti soprattutto nell’area dell’Isola Grande nello Stato di Rio De Janeiro. Chi ha pianificato un viaggio qui (ma anche in Nigeria c’è lo stesso problema) deve vaccinarsi almeno 10 giorni prima di partire contro questa malattia infettiva, causata dal virus omonimo e trasmessa da zanzare infette. Mentre chi si è vaccinato 10 o più anni fa deve fare un richiamo e ancora chi non è vaccinato dovrebbe evitare le aree del paese in cui il vaccino è raccomandato.

Per chi andrà in Giappone
Gli appassionati dell’Oriente scelgono spesso di andare in Giappone, un’opzione di viaggio ambita dagli italiani. Ma quest’anno, nei primi giorni di luglio forti precipitazioni stanno colpendo l’arcipelago giapponese, come riporta il sito Viaggiare Sicuri della Farnesina, in particolare le zone a sud dell’isola principale e del Kyushu. Le piogge torrenziali hanno causato l’evacuazione di circa un milione di abitanti. Il rischio è quello di trovare rallentamenti, sia in autostrada che sulle ferrovie, e in generale è bene muoversi con cautela e rimanere aggiornati sui bollettini meteo diramati dalle autorità locali.

Dal punto di vista sanitario, poi, sempre in Giappone a marzo 2019 è stata segnalata un’epidemia di rosolia, come riferiscono i Cdc. Anche per questo è bene che chi vi si rechi quest’estate si assicuri di aver ricevuto la vaccinazione Mpr (morbillo, parotite e rosolia) prima di partire. Gli esperti ricordano che la rosolia è particolarmente pericolosa per le donne in gravidanza e per il nascituro: pertanto le donne incinte non vaccinate o che non hanno contratto precedentemente l’infezione non si rechino in Giappone.

Allerta massima, dove non andare
Semaforo rosso, con un allarme di livello alto, infine, per i paesi dell’Africa sud-orientale Mozambico, Malawi e Zimbabwe. Le autorità sconsigliano di recarvisi, a meno che si tratti di un viaggio indispensabile, dato che questi paesi soffrono ancora delle pesanti conseguenze dovute al ciclone tropicale Idai, che nel marzo 2019 ha causato circa 1000 morti e decine di migliaia di sfollati. Piogge torrenziali, alluvioni e forti venti hanno causato problemi alla catena alimentare, alla rete idrica e elettrica, ai trasporti, alle strutture sanitarie. Ma anche in Venezuela – dove la situazione della sicurezza è da tempo critica, come mostra il sito della Farnesina – è meglio non andare, anche per motivi sanitari. Qui, infatti, sono in corso varie epidemie, fra cui ameba ed epatite virale, e si registra una recrudescenza della malaria nonché un aumento dei casi di difterite, Aids, morbillo e tubercolosi.

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